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Il contagio da Covid nelle strutture residenziali e sociosanitarie italiane
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Il contagio da Covid nelle strutture residenziali e sociosanitarie italiane

I dati dell’epidemia presentati in una ricerca specifica, utile per aiutare a monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi di prevenzione

L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha avviato, a partire dal 24 marzo, una survey sul contagio da Covid nelle RSA. L’indagine si è svolta mediante la compilazione di un questionario online, finalizzato ad acquisire informazioni relativamente alla gestione di casi di contagio sospetti e/o confermati, e tutti i dati presenti nel report sono riportati dai referenti delle RSA su base volontaria. In questa tipologia di studi esiste un bias di risposta e probabilmente le strutture in una situazione più critica non partecipano a queste iniziative.

La ricerca ha coinvolto 3292 RSA (96% del totale) distribuite in modo rappresentativo in tutto il territorio nazionale. Al 5 maggio, hanno risposto al questionario 1356 strutture (41,3% delle strutture contattate), e la maggior parte dei questionari compilati provengono da Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, ed Emilia Romagna. Il tasso di risposta è stato caratterizzato da un’ampia variabilità regionale, che va dallo 0% di Basilicata e Valle D’Aosta, a oltre il 50%: questa variabilità è dovuta anche al numero assoluto di strutture presenti nelle regioni. 

E’ stato riscontrato che nel riportare i decessi riferiti a persone con sintomi simil-influenzali, così come anche per le ospedalizzazioni, non tutti i compilatori hanno seguito lo stesso criterio: alcuni hanno riportato fra le persone con sintomi anche i casi positivi confermati dal tampone ed altri no, considerandole due categorie mutuamente esclusive. Si è quindi deciso di fornire il dato separatamente per le persone positive e per le persone con sintomi, così come riportato dai referenti, e non cumularlo.

I dati della ricerca

Gli operatori sanitari e di assistenza in attività nella struttura sono in media 2,5 medici, 8,5 infermieri e 31,7 OSS per ognuna. Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza. Complessivamente, considerando le tre figure professionali, sono presenti mediamente 42,4 operatori per struttura.

Sono stati riportati in media 74,8 posti letto per struttura, con un range da 8 a 667 posti letto. Considerando il numero medio di posti letto per operatore, si osserva un rapporto di 2 posti letto per ogni operatore. 

Le 1356 strutture intervistate hanno riportato un totale di 97521 residenti alla data del 1° febbraio 2020, con una media di 72 residenti per struttura. Considerando qualunque causa di morte, in totale 9154 residenti sono deceduti dal 1° febbraio alla data della compilazione del questionario (26 marzo-5 maggio). La percentuale maggiore di decessi, sul totale delle morti riportate, è stata registrata in Lombardia (41,4%), Piemonte (18,1%) e Veneto (12,4%). Il tasso di mortalità, calcolato come numero di deceduti sul totale dei residenti, è pari al 9,1%.

Nel totale dei 9154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3092 avevano presentato sintomi simil-influenzali. Il 7,4% del totale dei decessi ha quindi interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 e il 33,8% ha interessato residenti con manifestazioni simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti considerando i decessi di persone risultate positive è dello 0,7 per 100 residenti. Questo valore incrementa fino al 2,7% nella provincia autonoma di Trento. Il tasso di mortalità considerando i decessi di residenti con sintomi simil-influenzali, è del 3,1%, ma incrementa fino al 6,5% in Lombardia. Questi dati risentono delle politiche adottate da ciascuna Regione, e a volte da ciascuna ASL, sull’indicazione ad eseguire i tamponi. 

Nel periodo considerato, 5292 persone residenti nelle 1342 RSA rispondenti sono state ospedalizzate, con una media di circa 4 ospedalizzazioni per struttura. Per ospedalizzazione si intendono tutti i ricoveri di almeno un giorno, effettuati per qualsiasi causa. Complessivamente, il 18,2% degli ospedalizzati era Covid-19 positivo e il 38,2 presentava sintomi simil-influenzali, respiratori oppure polmonite. Anche questi dati risentono delle diverse politiche regionali nell’eseguire i tamponi. 

In tutte le regioni italiane vi sono RSA con residenti positivi al Covid-19, con maggiore frequenza in Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte. L’informazione sui residenti attualmente presenti con sintomi simil-influenzali è stata inserita successivamente, al secondo invio del questionario, pertanto è riferita a 1088 strutture. Nella figura che segue è stato riportato il numero di residenti presenti al momento della risposta, sia i Covid positivi che coloro che presentavano sintomi simil-influenzali.

È stato chiesto alle strutture quali sono state le principali difficoltà che hanno dovuto affrontare nel corso dell’epidemia di coronavirus. Delle 1259 strutture che hanno risposto alla domanda, 972 (77,2%) hanno riportato la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, mentre 263 (20,9%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione. Inoltre, 123 (9,8%) strutture segnalano una mancanza di farmaci, 425 (33,8%) l’assenza di personale sanitario e 157 (12,5%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da Covid-19 in strutture ospedaliere. Infine, 330 strutture (26,2%) dichiarano di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da Covid-19 e 282 hanno indicato l’impossibilità nel far eseguire i tamponi. Questa opzione di risposta è stata aggiunta l’8 aprile, questo numero si riferisce quindi al 52,1% delle strutture che hanno risposto alla domanda. 

Tra il 23 febbraio e il 9 marzo, l’88,8% delle strutture ha vietato le visite di familiari/badanti ai ricoverati. Le eccezioni al divieto di visita, principalmente solo in caso di grave peggioramento delle condizioni di salute del residente o in fase terminale.

Per quanto riguarda i contagi che hanno colpito il personale, 278 strutture (21,1%) hanno dichiarato una positività per SARS-CoV-2. Le regioni che presentano una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo sono la provincia autonoma di Bolzano (50,0%) e di Trento (46,7%) seguite dalla Lombardia (40,0%), Piemonte (25,0%), Marche (23,5%), Emilia Romagna (18,1%), Veneto (16,6%). Questa variabile risente delle politiche adottate da ciascuna Regione nell’esecuzione dei tamponi. 

Il 92,9% delle strutture ha dichiarato la presenza di un piano o di una procedura scritta per la gestione del residente con Covid-19 sospetto o confermato, mentre il 7,1% ha dichiarato di non averne. Inoltre, il 59,4% ha affermato di non aver ricevuto una consulenza ad hoc per la gestione clinica e/o di prevenzione e controllo per il Covid. La gestione del residente con Covid-19, sospetto o confermato, è affidata nel 41,2% delle strutture al personale medico presente, nel 18,4% dal personale medico insieme al Medico di Medicina Generale, e nel 26,6% esclusivamente da quest’ultimo. Per il 10,4% delle strutture vengono coinvolti anche consulenti esterni.

Per quanto riguarda la possibilità di isolare i residenti con infezione confermata o sospetta, Un totale di 650 RSA (48,1%) ha dichiarato di poter disporre di una stanza singola, mentre il 30,7% delle strutture ha la possibilità di isolare raggruppando i pazienti. L’8,1% delle Residenze adotta una forma di isolamento differente dalle opzioni specificate, mentre l’8%, ovvero 104 strutture, dichiara di non avere la possibilità di isolare i pazienti.

Il 64,9% delle RSA dichiara di aver eseguito un programma di formazione del personale sanitario specifico per Covid-19, anche tramite esercitazioni pratiche, mentre il 35,1% afferma di non averlo fatto. Il 93,3% afferma di aver eseguito un programma di formazione del personale sanitario sull’uso dei DPI. La temperatura corporea dei residenti e del personale viene misurata due volte al giorno dal 79% delle strutture, le rimanenti effettuano le misurazioni meno di due volte al giorno. 

 

Fonte: Istituto Superiore di Sanità, Survey nazionale sul contagio Covid-19 delle strutture residenziali e sociosanitarie

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