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Il wet cleaning, un’alternativa ai solventi chimici
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Il wet cleaning, un’alternativa ai solventi chimici

Questa tecnica, che consente di detergere a fondo i tessuti in modo più naturale ed ecologico, è destinata a svolgere un ruolo importante nel futuro della lavanderia

di Marcello Falvo

Prima dell’avvento del wet-cleaning esisteva una netta distinzione per quanto riguarda il lavaggio dei capi d’abbigliamento: gli abiti venivano lavati a secco e la biancheria ad acqua. Oggi, questa tecnica sviluppata in tempi relativamente recenti consente di lavare abiti e biancheria nella stessa lavatrice, mantenendo un ottimo livello di qualità riducendo allo stesso tempo i costi e l’impatto sull’ambiente. 

Questo metodo di lavaggio utilizza acqua invece che solventi chimici, ed è stato sviluppato in seguito all’esigenza di ridurre l’uso dei solventi  all’interno delle operazioni di lavanderia. Queste sostanze, come ad esempio il percloroetilene,  possono essere infatti pericolose per gli operatori del settore: l’esposizione costante e prolungata ai solventi chimici può causare danni al sistema nervoso centrale e al  sistema riproduttivo.

Il moderno wet-cleaning nasce in America nel 1991, e nel corso degli anni ha contagiato il mercato globale: il processo di lavaggio prevede l’uso di saponi senza solventi e acqua per lavare i vestiti, e l’utilizzo di macchine come gli essiccatori. Questa evoluzione delle tecniche di lavaggio è stata resa possibile grazie all’utilizzo di prodotti di ultima generazione, che proteggono la fibra dall’infeltrimento e dalla deformazione, ma allo stesso tempo puliscono a fondo e rimuovono le macchie.

L’utilizzo di questa tecnica regala diversi vantaggi: innanzitutto una maggiore pulizia, perchè questo metodo, rispetto al lavaggio a secco, agisce più efficacemente nei confronti dello sporco magro, come macchie sudore, urina e polvere, sulle macchie colorate, come quelle causate da caffè e tè, e sullo sporco grasso. Va anche ricordato che il lavaggio a secco non rappresenta una barriera contro le colonie batteriche. Anche dal punto di vista economico questa tecnica è più vantaggiosa: ha un costo inferiore rispetto al lavaggio a secco (costa circa il 40% in meno), e consente di aumentare sensibilmente i guadagni e ridurre i costi fissi di energia. Non utilizzando solventi tossici, il lavaggio wet-cleaning ha inoltre un impatto ambientale sensibilmente inferiore.

Per poter utilizzare questa tecnica, è necessario dotarsi di detersivi e ricondizionanti di ultima generazione che, grazie ai nuovi antinfeltrenti inseriti nei detergenti e nei prodotti di finissaggio, impediscono il restringimento di maglie e tessuti. Sono inoltre necessarie delle lavatrici supercentrifuganti, dotate di computer programmabile e sistema di dosaggio automatico, che consentano di elaborare programmi di lavaggio a ridotta azione meccanica ed effettuare il dosaggio dei detersivi in modo ottimale, senza errori e senza necessità di intervento da parte dell’uomo.

Questa tecnica può essere eseguita sia dalle lavanderie industriali, che lavano e noleggiano biancheria e che possono quindi aumentare le loro entrate lavando anche gli abiti degli ospiti, sia dalle strutture ricettive con lavanderia interna, le quali possono lavare tutti i capi con la stessa lavatrice.

 

RSA: lavaggio e sanificazione di biancheria e indumenti

Ripristinare igienicamente la biancheria e gli indumenti personali degli ospiti di una casa di riposo, offrendo una qualità ottimale, è un’operazione abbastanza complessa per via delle varie criticità tipiche di ambienti come le RSA. A queste criticità bisogna fare attenzione soprattutto quando tale servizio viene gestito con i tempi, le quantità e le logiche aziendali di un’industria di lavanderia. Il trattamento di questo tipo di biancheria deve soddisfare i  massimi standard di pulizia, sanificazione e disinfezione. Inoltre, a differenza di quella da letto riservata a strutture ricettive tradizionali, la biancheria tecnica per il corredo del letto di degenza deve garantire particolare attenzione alla qualità dei materiali, soddisfando determinati standard di morbidezza, traspirabilità, leggerezza e controllo degli odori, consentendo allo stesso tempo agli operatori incaricati di cambiarla di semplificare e ottimizzare le tempistiche, in modo da potersi dedicare alla cura del paziente. La stessa attenzione va dedicata anche ai capi di abbigliamento dei singoli ospiti.

Negli abiti viene innanzitutto inserito un microchip, che ne garantirà la tracciabilità, il programma di lavaggio dedicato, il numero dei lavaggi, lo stato d’usura. Una volta microchippato, l’indumento può iniziare il normale flusso di movimentazione dei capi sporchi in uscita.  Il personale della residenza provvederà a raccoglierli in appositi sacchi monouso, suddivisi per tipologia, cioè tenendo separati, ad esempio, i capi di biancheria intima, dalle camicie, dalle maglie, dai pantaloni.  E’ importante che tra gli indumenti non ci siano altri oggetti di materiali diversi, come medicazioni o spille. Una volta arrivati in stabilimento, i capi saranno contabilizzati elettronicamente. 

Segue quindi il ciclo di lavaggio ed essiccazione, distinto per categoria, in modo che ogni capo sia sottoposto al trattamento più appropriato. Il lavaggio degli indumenti intimi dura minimo 8 minuti, con un bagno in acqua a temperatura ambiente e l’aggiunta di prodotti imbibenti allo scopo di sciogliere lo sporco organico. La biancheria subisce un moderato aumento della temperatura fino a 50°C÷55°C, accompagnato da un moderato dosaggio di prodotto detergente ed alcalinizzante che  favorisce il distacco dello sporco più rimovibile dal corpo dei tessuti. Lo stadio del lavaggio costituisce il momento determinante dell’intero processo, perché consente di mantenere le condizioni fisiche e chimiche che garantiscono il processo di termo-disinfezione. Esso deve durare minimo 18 minuti, ad una temperatura di 80°C÷85°C. In tali condizioni, si rimuove lo sporco depositato anche all’interno delle fibre. La successiva fase di candeggio ha lo scopo di distruggere irreversibilmente eventuali cariche patogene presenti sui tessuti.

Per quanto riguarda il lavaggio di indumenti delicati, il processo è simile, ma caratterizzato da tempistiche e temperature inferiori: ad un prelavaggio a 40°C÷45°C, segue un lavaggio alla stessa temperatura per minimo 10 minuti, con l’aggiunta di prodotto detergente specifico per indumenti delicati.

 

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