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Lavanderie: come pulire inquinando di meno
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Lavanderie: come pulire inquinando di meno

L’impiego di prodotti e macchinari di recente sviluppo e l’adozione di determinati accorgimenti rendono oggi possibile pulire abiti, superfici e tessuti riducendo al minimo l'impatto ambientale e contenendo gli sprechi

di Marcello Falvo

Lavare rispettando realmente l’ambiente comporta la presa in considerazione di molteplici aspetti, quali la riduzione del consumo di energia, l’utilizzo di prodotti facilmente biodegradabili, l’impiego dell’energia pulita. Per arrivare concretamente a realizzare dei sistemi di lavaggio il più possibile eco friendly, sono diversi gli accorgimenti che è necessario adottare, come ad esempio la riduzione della quantità di sapone utilizzata: spesso ci si concentra solo sull’utilizzo di prodotti poco inquinanti ma essi, per legge, devono tutti avere una percentuale di biodegradabilità superiore al 90% per poter essere utilizzati. Ridurre invece del 75% la quantità di prodotto utilizzato è un accorgimento efficace per ridurre di molto l’impatto ambientale. 

Anche l’acqua è un elemento da tenere in considerazione nell’ambito della riduzione dei consumi, abbattere la quantità di acqua utilizzata è infatti un aspetto fondamentale per qualsiasi progetto Green. Oggi esistono cicli di lavaggio che, con una sola fase senza prelavaggio e risciacqui, riescono a effettuare una pulizia ottimale, consentendo di ridurre i consumi idrici fino al 50%. 

Ma l’acqua, se molto calda, può anche rappresentare una fonte di inquinamento: riscaldarla richiede energia, e lo scarico di acqua a 70 – 90° C è dannoso per l’ambiente; le lavatrici moderne hanno infatti una funzione chiamata Cool Down, che serve a raffreddare l’acqua, abbassandone la temperatura fino a 35 – 40° C, prima di scaricarla. Per evitare di sprecare energia si possono utilizzare programmi di lavaggio che già a 40°C garantiscono alte performance, senza bisogno di alzare eccessivamente la temperatura dell’acqua. 

Anche l’uso di macchinari di ultima generazione permette di abbattere in modo significativo i consumi di energia; gli essiccatoi eco-dry a basso assorbimento aiutano a ridurre i consumi del 60%, mantenendo le stesse performance di asciugatura di un essiccatoio meno recente. Questi macchinari sfruttano la possibilità di regolare la velocità di circolazione dell’aria, consumando 6 – 9 KW/H, contro i 18 – 24 dei vecchi essiccatoi. 

Per quanto riguarda i detersivi e gli ammorbidenti, i tensioattivi contenuti in essi devono essere, come accennato prima, mediamente biodegradabili almeno al 90%, come richiesto dalla normativa UE per le sostanze detergenti 82/242 (tensioattivi non ionici) e 82/243/EEC (tensioattivi anionici).

I tensioattivi devono essere facili e veloci da degradare: quando si compra un prodotto, sarebbe opportuno richiedere il certificato di biodegradabilità, per non rischiare di acquistare prodotti non a norma.

Per realizzare un sistema di lavaggio che sia veramente efficace in termini di riduzione dell’inquinamento, è necessario quindi avere un progetto preciso che vada a toccare tutti gli aspetti qui esaminati. Un sistema eco-friendly efficace non avrà solamente effetti positivi sull’ambiente, ma assicurerà a chi lo adotta notevoli risparmi, abbattendo i costi sia in termini di risorse energetiche che di quantità di prodotto utilizzata durante il processo di lavaggio.

Come l’ecosostenibilità cambia il mercato

Il mercato delle lavanderie è oggi caratterizzato da una crescente domanda di tutela ambientale proveniente dalla clientela, che tende a rivolgersi più volentieri a imprese che garantiscano la salute e il rispetto per il pianeta prima ancora del “bianco splendente”. Da qualche anno a questa parte, quindi, il fattore bio sta apportando delle modifiche sostanziali all’indotto della lavanderia; il cliente non si accontenta più di un perfetto livello di pulizia, che a volte viene anzi guardato con sospetto  pensando ai metodi utilizzati per ottenerlo, ma richiede che i capi siano trattati nel rispetto della salute umana e ambientale, per esempio utilizzando prodotti biodegradabili e ipoallergenici. Il ruolo del settore chimico diventa quindi fondamentale, e bisogna prestare un’attenzione particolare al tema delle certificazioni: in Italia fanno ancora testo i Criteri Ambientali Minimi (CAM), richiesti per operare in determinati ambiti. Un’azienda può ottenerli  rivolgendosi a un istituto o laboratorio di fiducia, senza necessitare di un nulla osta da parte di un ente terzo.  La  certificazione Ecolabel, invece, è rilasciata direttamente dalla comunità europea, che paga il laboratorio a cui affida le analisi, conferendo quindi un marchio di assoluta attendibilità. Il marchio Ecolabel garantisce il 100% di biodegradabilità,  una maggiore concentrazione del fattore chimico e un efficacia del prodotto testata tramite confronto con un prodotto di mercato non-ecologico leader, rispetto al quale deve possedere, in termini di competitività, requisiti uguali o superiori. Il fattore “bio” segna quindi la differenza tra le lavanderie d’avanguardia e tutte le altre: le imprese che investono nell’uso di prodotti chimici rispettosi dell’ambiente sono quelle che fatturano di più, e scavano un solco sempre più marcato, in termini di qualità, tra loro e le lavanderie  ancora legate alla logica del prezzo imposta dal cliente finale. Le lavanderie più competitive sul mercato sono caratterizzate da un’elevata recettività nei confronti dei nuovi prodotti: alcune imprese infatti accettano di testare i prodotti sui quali le aziende chimiche investono in ricerca. In questo modo, si arriva a conseguire risultati sempre più importanti, che interessano l’intera filiera dei prodotti utilizzati nel lavaggio ad acqua: oggi, per molti di questi prodotti, sono possibili soluzioni totalmente vegetali, derivati da estratti di piante, con 1% di tensioattivi e ph neutro. Fino a pochi anni fa tutte queste soluzioni non esistevano, segno che il fattore bio rappresenta sempre più il futuro della lavanderia.

www.falvo.info

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