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Igiene e Ambiente

Sanificazione e controlli di efficacia

Premesse 

Sanificazione – Attività di sanificazione. 

L’art. 1.1 e) del DM 7 luglio 1997, n. 274 del Ministero dell’Industria e del commercio definisce “sanificazione “quelle attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di

 

  • pulizia per mezzo di detergenti, azione meccanica e vapore
  • disinfezione utilizzando Biocidi (registrati e con adeguate specifiche in etichetta)
  • disinfestazione, interessante e importante che sia menzionata)
  • controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima, per quanto riguarda la temperatura, l’umidità, la ventilazione, l’illuminazione e il rumore”. 

 

Quindi, la sanificazione rappresenta un “complesso di procedimenti e di operazioni” che comprende attività di pulizia e/o attività di disinfezione che vanno intese “come un insieme di attività interconnesse tra di loro” quali la pulizia e la disinfezione. In alcuni casi con la sola pulizia (es. trattamenti con il calore) o con la sola disinfezione è possibile ottenere la stessa efficacia nei confronti dei virus. 

La sanitizzazione è un termine importato dalla traduzione dall’inglese del termine “sanitisation” che, nella forma originale, viene utilizzato come sinonimo di “disinfezione”. Come da nota del Ministero della Salute (58) “Anche i prodotti che riportano in etichetta “sanitizzante/sanificante” si considerano rientranti nella definizione di prodotti biocidi”. Il termine è riferito a prodotti contenenti principi attivi in revisione come biocidi disinfettanti che, tuttavia, non avendo completato l’iter di valutazione, non possono vantarne l’efficacia disinfettante. 

 

Biocida – L’articolo 3 del Regolamento (UE) N. 528/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (BPR) definisce «biocidi»: “qualsiasi sostanza o miscela nella forma in cui è fornita all’utilizzatore, costituita da, contenente o capace di generare uno o più principi attivi, allo scopo di distruggere, eliminare e rendere innocuo, impedire l’azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo, con qualsiasi mezzo diverso dalla mera azione fisica o meccanica“. I prodotti biocidi devono obbligatoriamente riportare in etichetta la dicitura “Autorizzazione prodotto biocida n…”.

 

Il Rapporto “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”, pubblicato il 15 maggio dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sul suo sito istituzionale, fornisce indicazioni, basate sulle evidenze a oggi disponibili, in tema di trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2, di sopravvivenza del virus su diverse superfici e di efficacia dei prodotti utilizzati per la pulizia e la disinfezione/sanitizzazione dei locali. Le indicazioni contenute nel documento considerano anche l’impatto ambientale e i rischi per la salute umana connessi al loro utilizzo. Il Rapporto include inoltre indicazioni sul trattamento del tessile da effettuarsi in loco (sia abbigliamento in prova che superfici non dure quali arredi imbottiti, tendaggi, ecc.) e precisa i termini usati nell’ambito della disinfezione chiarendo la differenza tra disinfettante, sanificante, igienizzante per l’ambiente e detergente (omissis).

I prodotti che vantano un’azione disinfettante battericida, fungicida, virucida – sottolinea il Rapporto – o una qualsiasi altra azione tesa a distruggere, eliminare o rendere innocui i microrganismi tramite azione chimica, ricadono in due distinti processi normativi: quello dei Presidi Medico-Chirurgici (PMC) e quello dei biocidi. Tali prodotti, prima della loro immissione in commercio, devono essere preventivamente valutati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) (o altro organo tecnico-scientifico in ambito nazionale) e autorizzati dalle Autorità Competenti degli stati membri dell’UE – per l’Italia il Ministero della Salute – sotto l’egida dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (European Chemicals Agency, ECHA).  I vari prodotti per la disinfezione che possono vantare proprietà nei confronti dei microorganismi sono diversi dai detergenti e dagli igienizzanti con i quali, pertanto, non vanno confusi. Per questi ultimi, che non possono vantare azione disinfettante, non è prevista alcuna autorizzazione anche se devono essere conformi alla normativa sui detergenti (igienizzanti per gli ambienti) o sui prodotti cosmetici (igienizzanti per la cute).

Per restringere il campo mi occuperò dei controlli di efficacia dei primi tre sottosistemi della sanificazione, quelli che ci riguardano più da vicino: disinfestazione, pulizia sanitaria, disinfezione.

Disinfestazione

Do per scontato che i lettori conoscano i criteri di monitoraggio e mi limito a una breve elencazione:

  • Ispezioni visive e olfattive;
  • Analisi critica delle segnalazioni;
  • Trap test (fa testo la definizione in uso in ambiente agricolo);
  • Foto trappolaggio (*);
  • Raccolta, elaborazione e interpretazione dei dati (a mio parere il trinomio è indivisibile).

 

(*) in una realtà toscana un collega sta facendo uso di foto-trappole per capire un comportamento del tutto imprevedibile di un ratto che compare misteriosamente, quasi ogni notte, in un servizio igienico lasciando inequivocabili tracce della sua presenza per poi scomparire insalutato ospite. È evidente che passa dal sifone del water, ma è altrettanto oggettivo che nel locale mancano qualsiasi fonte alimentare. Evita di assaggiare qualsiasi alimento i tecnici hanno posizionato e con altrettanta astuzia evita trappole a scatto e, estrema ratio, basi collanti. Aspetto curiosa i risultati. Nota di colore: la squadra ha deciso all’unanimità che se riusciranno a catturarlo lo metteranno in uno stabulario nutrito con deferenza.

Pulizia sanitaria

Le procedure di pulizia di alto livello sono articolate e presuppongono procedure adatte ai vari ambienti in cui si debbano realizzare con l’utilizzo di attrezzature, detergenti e protocolli operativi idonei alla bisogna che in alcuni casi contemplano igienizzanti, sanitizzanti et similia che però non possono essere confusi con i disinfettanti.

I metodi di controllo possono essere riassunti in:

  • Tamponi e scale dei grigi meglio se abbinate ad attrezzature che garantiscono una metodica di prelievo uniforme e costante nel tempo (NB: la lettura dei tamponi non è semplice e in taluni casi vengono utilizzati strumenti elettronici di lettura, spettrocolorimetri);
  • Penne colorimetriche;
  • Bioluminometri (§) che determinano la quantità di sporco derivandolo dalla presenza di sporco organico. Ne consegue che se lo sporco è inorganico il bioluminometro non lo rileva.

 

(§) Il bioluminometro è uno strumento che misura l’intensità di luce emessa dalla reazione fra l’ATP e l’enzima luciferasi (quello che consente alle lucciole di brillare nella notte). È intuitivo che più la reazione è luminosa più ATP (adenosin-trifosfato, molecola energetica presente in ogni tipo cellula) è presente sul tampone strofinato sulla superficie da valutare. Importante è sottolineare che tale misurazione si realizza in 30 secondi.

Disinfezione 

La disinfezione è un capitolo della sanificazione che riterrei, a ragion veduta, indispensabile in questo momento di emergenza COVID-19. Anche in questo caso mi limito a enunciare le tecniche di monitoraggio e controllo partendo da quelle relative ai microbi e dedicando un breve cenno a una pratica semplificata mirata al SARS-CoV-2.

  • Piastre per la valutazione della carica batterica delle superfici con terreni atti a valutare la carica totale o, utilizzando terreni di coltura selettivi, ad esempio quella dei batteri o dei funghi/muffe o lieviti. Queste piastre possono misurare la carica microbica aero diffusa “per caduta” oppure in modo attivo, utilizzando apposite apparecchiature, valutare il numero di colonie presenti in una data (nota) quantità di aria aspirata dall’apparecchio stesso. Di fatto sono criteri quantitativi.
  • Volendo arrivare a determinare la specie microbica bisogna rivolgersi a laboratori specializzati in grado di effettuare le indagini e i test necessari.
  • Per semplificare e velocizzare le indagini quantitative si possono usare i bioluminometri, ma nel caso dei controlli di efficacia della disinfezione è necessario disporre di un kit in grado di disattivare l’ATP (§§) somatico da quello microbico che è quello che ci interessa.

 

(§§) L’ATP (adenosina trifosfato è un ribonucleotide trifosfato formato da una base azotata, cioè l’adenina, dal ribosio, che è uno zucchero pentoso, e da tre gruppi fosfato) è la molecola che trasporta energia da una cellula all’altra ed è quindi presente in tutte le cellule sia quelle microbiche sia quelle, ad esempio, che si staccano dalla nostra epidermide, ed ecco la ragione per cui per valutare la carica batterica microbica bisogna inibire l’ATP somatico.

Faccio ora un breve cenno al sistema “Covid-19 SURFACE”, metodica semplificata per valutare se il virus SARS-CoV-2 è presente su una superficie o se, dopo la disinfezione, non se ne trova traccia. Il test prevede l’estrazione di RNA e la retrotrascrizione a DNA; successivamente viene rilevato, se presente, un gene specifico del virus, mediante amplificazione PCR. Il test è stato validato all’interno dei laboratori europei del gruppo Synlab A&S con il supporto e il know-how del settore clinico del network. Ricordo che il monitoraggio è su base volontaria e deve essere utilizzato per dare evidenza della corretta ed efficace sanificazione del sito produttivo, quindi è una valutazione dell’igiene dell’ambiente di lavoro, con focus particolare sul SARS-CoV-2. Il test può essere inoltre utilizzato per effettuare le valutazioni del rischio (DVR) legate alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sia in relazione agli operatori e, più in generale, a tutti coloro che accedono alle strutture.

 

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