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Rifiuti, fondi Next Generation per colmare il gap impiantistico
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Rifiuti, fondi Next Generation per colmare il gap impiantistico

Ammontano a 10 miliardi di euro gli investimenti necessari per realizzare 70 impianti di riciclo e recupero energetico

Il rapporto di FISE Assoambiente “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti – Seconda parte: la strategia mette le gambe”, realizzato dal laboratorio REF Ricerche, parte dal presupposto che nei prossimi 15 anni il nostro Paese è chiamato a raggiungere gli sfidanti obiettivi europei che l’avvento dell’Economia Circolare pone, con la riduzione al 10% dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani (oggi siamo al 22%) e il raggiungimento di un target di riciclo del 65% (oggi siamo al 45%). Senza dimenticare il ruolo imprescindibile riservato alla termovalorizzazione per la chiusura del ciclo di gestione (il restante 25%). Molte aree della nostra penisola sono però  molto distanti dal raggiungimento di questi target, soprattutto a causa della carenza di impianti di gestione, che costringe ogni giorno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti a viaggiare lungo le strade italiane o estere per essere smaltite.

Il piano “Next Generation EU”, che dovrebbe fornire all’Italia oltre 200 miliardi di euro nei prossimi anni,  può essere, perciò, un’occasione unica per implementare una Strategia Nazionale dei Rifiuti e centrare gli obiettivi gli obiettivi europei della Circular economy. 

 Dal 2009 al 2018 in Italia gli investimenti pubblici per la gestione dei rifiuti sono crollati da 469 a 131 mln di euro. Ecco perché i fondi del Piano Next Generation saranno strategici per sostenere, attraverso prestiti, i necessari investimenti dei privati, pari a 10 miliardi di euro, per la realizzazione di una adeguata impiantistica che, a seconda delle capacità previste, potrebbe arrivare fino a 70 nuovi impianti per la gestione dei rifiuti urbani e speciali su tutto il territorio nazionale: 39 nuovi digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, 17 termovalorizzatori, 10 impianti per il recupero dei fanghi.

Per raggiungere questi obiettivi FISE propone di agire su 3 leve economico-finanziarie:

  1. ripensare la tassazione ambientale: abolendo la tassa provinciale e l’addizionale per il mancato raggiungimento delle raccolte differenziate, aumentando il tributo speciale discarica e vincolandone il gettito al finanziamento degli impianti, in primis quelli del riciclo;
  2. un nuovo sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che assicuri la copertura integrale dei costi efficienti di gestione degli imballaggi, estenda la responsabilità anche a rifiuti oggi non coperti (ingombranti, tessili, giocattoli, ecc), liberando spazi nella tariffa che possono essere destinati a migliorare la qualità del servizio;
  3. introdurre i “Certificati del Riciclo”, alla stregua dei “Certificati Bianchi” che comprovano l’efficienza energetica, veri e propri titoli negoziabili che attestano l’effettivo riciclo in Italia dei rifiuti e l’impiego di materie prime seconde al posto di quelle vergini. Le risorse ricavate dalla vendita di questi certificati andranno vincolate al sostegno dell’impiantistica nazionale, proteggendo l’industria dalle oscillazioni dei prezzi dei materiali e dell’export.

Utili sarebbero anche incentivi per sostenere la domanda di prodotti riciclati, come aliquote IVA più basse per i prodotti contenenti materiale riciclato; l’imposizione di contenuti minimi obbligatori di materiali da riciclo (specie plastica e carta) nei prodotti; la promozione di ammendante organico, con IVA zero; il rafforzamento del Green Public Procurement (GPP), gli acquisti verdi da parte delle PA. 

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