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L’affermazione femminile nel mondo del lavoro
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L’affermazione femminile nel mondo del lavoro

Donne e imprenditoria: l’importanza della leadership femminile e della centralità di alcuni comparti, come la cura e le pulizie, per ridurre le disuguaglianze che tuttora esistono nel mondo del lavoro

Simone Ciapparelli

Un tema di grande attualità è sicuramente la condizione della donna nel contesto lavorativo dell’Italia di oggi, e della sua capacità di sapersi affermare e ottenere riconoscimento in un  mondo professionale ancora a prevalenza maschile. Questo argomento è stato trattato, con gli interventi di diversi personaggi appartenenti al mondo della politica, dell’economia e dello spettacolo, durante la prima giornata della quinta edizione del Forum Pulire 2020, svoltosi per la prima volta in edizione digitale.

Questo 2020, nel quale ricorre il venticinquesimo anniversario della Conferenza di Pechino, evento importante per la storia dei diritti femminili, avrebbe potuto appunto essere l’anno della donna, dice la deputata del PD Lia Quartapelle. Invece, la pandemia Covid ha trasformato l’anno corrente in un anno critico, nel quale è stato chiesto alla donna molto di più di quanto le veniva chiesto negli anni passati. Sono state, infatti, soprattutto le donne ad essere chiamate ad affrontare in prima linea la pandemia Covid, essendo le categorie di medici e infermieri composte per la maggior parte da esse. Inoltre, questo complicato anno ha visto la perdita di moltissimi posti di lavoro, in settori come il turismo dove esiste una grande prevalenza di lavoratrici.

L’attuale momento di crisi ha però permesso a figure di leadership femminile di emergere: diversi capogruppo uomini, come ad esempio Trump e Johnson, hanno affrontato la pandemia in modo discutibile, pagando anche dal punto di vista individuale per la loro leggerezza, mentre diverse leader donna si sono comportate decisamente meglio: come ad esempio Angela Merkel, che ha saputo coinvolgere la popolazione spiegando le ragioni per le quali è stato necessario adottare determinate regole, ottenendo collaborazione da parte dei cittadini tedeschi. Altro esempio è la Nuova Zelanda, appena uscita dal secondo lockdown: la Prima Ministra Jacinda Ardern, coniugando empatia e regole ferree, è riuscita a contenere brillantemente i contagi. Va menzionata anche Ursula Von Der Leyen, che è riuscita a traghettare l’Europa verso lidi finora inesplorati, come il Recovery Fund e la mutualizzazione del debito.

In Italia esiste purtroppo un grande divario tra uomini e donne, divario che rischia di essere allargato dalla crisi che stiamo vivendo. Nel nostro Paese lavora il 48% delle donne, contro il 67% degli uomini, e, inoltre, a parità di mansione e anzianità le donne tendono a guadagnare di meno. Queste discriminazioni insite nel mondo lavorativo potrebbero essere peggiorate dalla crisi Covid, per questo il Recovery Fund potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel superare questo divario. Questo strumento si propone di investire risorse nella riconversione ecologica e nel digitale, due importanti settori a preponderanza maschile.

Più investimenti in infrastrutture sociali e servizi di cura generano lavoro per la donna, consentendo di assottigliare il gap lavorativo con l’uomo. 

Jenean Merkel Perelstein, antropologa aziendale, spiega come essere una donna non sia sempre facile in ambito lavorativo. Anche se oggi, rispetto al passato, esiste una solidarietà tra donne che permette un maggior coinvolgimento del sesso femminile. Una volta il mondo maschile creava maggiori ostacoli allo sviluppo professionale della donna, oggi è più facile assistere allo sviluppo di figure professionali femminili che riescono ad arrivare a livelli di leadership, anche perchè esse si sentono più a loro agio nel contesto professionale e sono più portate a mostrare il loro lato emotivo e personale. Questo porta la persona a esprimersi nella sua interezza, ed è quindi più portata a sviluppare un ruolo di personalità e leadership. Continuare a lavorare sull’organizzazione aziendale, per permettere alla personalità femminile di emergere e svilupparsi, consente di avere figure in grado di risolvere problemi e stimolare i propri team.

L’impatto del Covid sull’occupazione femminile

La crisi attuale rischia di influire negativamente sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro che, in Italia, già registra il tasso più basso di tutta l’Unione Europea.  L’Istat stima che il tasso di inattività femminile ad aprile sia cresciuto di 2.3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4.3 punti rispetto ad aprile 2019, contro i rispettivi 1.6 e 3.7 punti del tasso di inattività maschile.

L’attuale recessione colpisce pesantemente il settore alberghi e ristoranti,  tra i settori a maggior contributo femminile relativo (49%) e che occupa il 12% delle lavoratrici, contro il 7% degli occupati uomini. La conversione in smart working di molte delle attività essenziali ha protetto dal rischio occupazionale solo una parte delle lavoratrici e, anche in questo caso, in quota inferiore rispetto ai lavoratori. Chiaramente, esiste infatti una diversa possibilità di lavorare da remoto tra i settori: i quattro comparti con più difficoltà nella conversione delle attività in modalità di lavoro agile sono i servizi di alloggio e ristorazione, il commercio, le costruzioni e la sanità, settori che occupano complessivamente il 43% delle lavoratrici dipendenti e solo il 33% dei lavoratori. Uno dei rischi di queste crisi economica è  quindi la possibilità che il trend positivo dell’occupazione femminile possa arrestarsi o anche capovolgersi, e va inoltre considerato che la gestione della scuola a distanza potrebbe portare molte lavoratrici ad abbandonare o ridurre l’orario di lavoro.

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