Igiene e Ambiente

Per un pugno d’insetti

a cura di Alex Pezzin

In questa anomala stagione, oltre agli strascichi provocati dagli effetti altalenanti, controversi e allarmanti che il Covid-19 riversa sulle persone, stiamo riscontrando un fenomeno anomalo all’interno dello straordinario mondo che caratterizza la Super Classe degli Insetti. Ne sono un esempio le abnormi simultanee proliferazioni di specifiche specie. Il fenomeno non rappresenta una novità assoluta ma, a causa di un intreccio di fattori bio-ambientali a loro favorevoli, questa estate potrà essere ricordata a tutti gli effetti come l’anno dei Carabidi. 

Aspetti entomologici

Quella dei Carabidi è una delle famiglie di Coleotteri più grandi e complesse; comprende infatti quasi 40000 specie nel mondo di cui, quasi 1300 in Italia.

I Carabidi hanno normalmente una forma ovale, più o meno allungata, con protorace stretto più delle elitre, capo robusto con antenne filiformi e mandibole robuste più o meno incurvate. Le zampe sono solitamente lunghe tipiche di insetti camminatori e corridori. Il tegumento può essere liscio e lucido o presentare microsculture superficiali.

Le diverse specie presentano livree a volte molto sgargianti con colori molto vivaci e spesso metallici, altre volte invece con colori scuri e poco evidenti. A volte presentano disegni elitrali di diverso tipo, a macchie o a strie.

Molte specie hanno perso l’attitudine al volo e risultano quindi brachittere o attere e svolgono tutta la loro vita al suolo.

Questa famiglia essendo molto ampia, presenta dimensioni che variano da pochi millimetri fino ai 6 cm. Gli adattamenti morfologici sono conseguenza diretta dell’attività trofica della specie. Si distinguono infatti predatori olfatti-tattili che sono la forma più diffusa nella famiglia. Questa forma si distingue per avere occhi poco sviluppati, attività locomotoria notturna, riconoscimento della preda olfattivo-tattile e scelta della preda non specializzata. 

Ci sono però varianti morfologiche connesse a una maggiore specializzazione come, ad esempio, il gigantismo (come in molte specie del genere Carabus) o l’allungamento e assottigliamento della parte anteriore del corpo (nei generi Cychrus e alcuni Carabus) per la predazione di Gasteropodi. 

Ci sono poi predatori visivi che hanno occhi più o meno dilatati fino a coprire la parte anteriore e superiore del capo (tipico nei generi Elaphrus, Asaphidion e Cicindela), con vista quindi molto sviluppata e individuazione della preda basata su stimoli ottici. Presentano attività locomotoria tipicamente diurna e la tendenza a colonizzare habitat con poca copertura vegetale. Si possono infine distinguere le specie spermofaghe che si nutrono di semi e materiale vegetale di elevato potere nutritivo. Gli spermofagi presentano caratteristiche morfologiche con mandibole tozze, larghe e mai a punta, capo largo e robusto, occhi normali. Hanno attività sia notturna che diurna e in alcuni casi il comportamento predatorio è ancora presente (zoospermofagi), mentre in altri è del tutto assente (spermofagi esclusivi). Molti si nutrono degli acheni di Ombrellifere, ma anche di semi di Crucifere. Va comunque ricordato che la famiglia dei Carabidi presenta una vastissima gamma di specializzazioni alimentari che sono, ad oggi, poco conosciute. 

Vista la vastità della famiglia, anche gli habitat frequentati sono numerosissimi. Si trovano specie terricole, altre arboricole, floricole, corticicole, igrofile, ripariali, dunali, forestali e tipiche dei coltivi. Sono diffusi pressoché́ ovunque.

Facilmente rinvenibili sotto le pietre o pezzi di legno o fra i detriti vegetali, alcune specie presentano anche comportamento gregario radunandosi nei medesimi luoghi in buon numero. Spesso sono frequenti anche aggregazioni interspecifiche. 

I fatti 

Quest’anno da giugno ad agosto mi sono state fatte numerose segnalazioni da parte di Enti pubblici, Aziende Sanitarie, Aziende private e comuni cittadini che si sono visti a più riprese e, in diverse parti d’Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo) assaliti da orde di questi coleotteri. La loro presenza infastidisce perché, in primis, vengono scambiati per Blattoidei (famosi e rinomati insetti dalle caratteristiche problematiche in termini igienico-sanitario). Inoltre, il problema è nato soprattutto perché il loro manifestarsi è avvenuto in modo improvviso e numericamente abnorme. 

I carabidi entrano negli edifici perché attirati dalle luci o sono alla ricerca di un rifugio o per la ricerca di cibo. Questi coleotteri, il più delle volte, sono costretti ad abbandonare i campi dopo la raccolta dei semi e il successivo dissodamento del terreno. Ho notato che la maggior parte delle segnalazioni avvenivano in prossimità di aree a verde con predominanza di ombrellifere, da cui partono raggiungendo in massa gli edifici circostanti creando non pochi problemi negli alberghi, negli ospedali e nella filiera alimentare. Qui si infilano attraverso le fessure murarie, sotto porta e finestre all’interno ammassandosi, per motivi difficili da capire, in aree ben definite. Un altro aspetto comune era la vicinanza a punti di maggiore illuminazione di strade e giardini.

Un aspetto delicato di queste invasioni deriva dal fatto che questi insetti sono utili poiché predatori di insetti nocivi o dannosi e, in alcuni casi, gli agronomi li considerano utili indicatori ambientali perché possono fornire informazioni sullo stato dei suoli (se lì restassero saremmo tutti più contenti).

Tecniche di controllo

A questo punto come possiamo difenderci? In primo luogo, informando la clientela della scarsa o nulla pericolosità sanitaria, ma là dove il gran numero rappresenta un problema igienico o di incompatibilità psicologica è pur necessario intervenire.

In primo luogo, con tecniche antintrusione (pest-proofing) soprattutto eliminando i punti di penetrazione, e utilizzando in maniera mirata delle sostanze insetticide a destino ambientale favorevole, trappole e/o utilizzando aspiratori o mezzi fisici (calore). Un aspetto interessante che ho testato in alcune realtà è stata la corretta gestione dell’illuminazione. Tecnica che, purtroppo, non è di semplice attuazione. 

Considerazioni finali

Il fenomeno descritto così come improvvisamente spesso rapidamente tende a esaurirsi, per cui l’informazione al committente è il punto focale. In certi casi, soprattutto se si parla di ambienti sensibili, come aziende alimentari o strutture sanitarie o ricettive può essere opportuno cercare di contenere il fenomeno eseguendo delle irrorazioni a bassa pressione utilizzando ugelli a ventaglio con insetticidi adulticidi, scegliendo prodotti concentrati in emulsione acquosa appositamente studiati con il minimo contenuto di tensioattivi e senza solventi (per assicurare il minor impatto ambientale). In commercio sono presenti numerosi prodotti, ma come sempre vige la buona prassi di agire seguendo attentamente le indicazioni “come da Etichetta” e adoperando le misure operative attenendosi al “Principio di massima precauzione”.

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