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Il professional cleaning e la sfida della digitalizzazione

Le consistenti risorse previste, anche per le PMI, dal Recovery Fund, potrebbero dare un decisivo impulso di sviluppo al percorso di transizione digitale avviato da tempo dalle imprese del nostro settore

Maurizio Pedrini

Nei prossimi mesi il Governo dovrà investire consistenti risorse per promuovere la digitalizzazione delle imprese, potendo contare sui fondi del Recovery Fund. Dopo il Piano Nazionale Transizione  4.0, che ha dato un prezioso impulso in tale direzione, si compirà – almeno questa è la speranza – un altro passo importante, se non decisivo, per rendere sempre più competitive le nostre aziende a livello internazionale. La capacità dell’Italia di rialzarsi, superando la crisi dovuta alla pandemia da Covid 19, ritornare alla normalità socio-economica e puntare decisamente alla crescita, dipenderà anche dalla corretta e dinamica  gestione dei fondi concessi dall’Unione Europea, destinati a finanziare  alcuni settori considerati cruciali per la ripartenza. Almeno 123 miliardi di euro verranno usati per la transizione digitale e green del nostro Paese, fornendo un notevole impulso alla rivoluzione verde. La maggiore disponibilità finanziaria dovrà consentire  alle industrie italiane, anche a quelle di dimensioni piccole e medie, di compiere scelte sempre più orientate a soluzioni digitali e innovative. Una strada a dir poco obbligata, dovendo operare all’interno di un mercato globale in cambiamento continuo, caratterizzato da una crescente competitività. Abbiamo interpellato i responsabili di alcune aziende del professional cleaning per conoscere il loro punto di vista e capire, soprattutto, come si stanno preparando ad affrontare questa importante sfida.

Per molte piccole e medie imprese in passato la scelta della digitalizzazione ha rappresentato un impegno economico e finanziario di fronte al quale alzare bandiera bianca: questa mentalità è stata superata?

“Sì – risponde Attilio Giannasi, direttore commerciale di Industrie Celtex – la dicotomia carta-digitale è superata. Industrie Celtex applica il concetto di fabbrica integrata, dove il fattore umano è centrale nel rapporto con l’apparato produttivo, con l’ambiente e con i portatori d’interesse. Nei nuovi scenari di mercato siamo certi che la fiducia sarà la nuova moneta nelle transazioni e che le imprese piccole e medie, grazie alla digitalizzazione, potranno comunicare le loro innovazioni all’intera società”. “Rispetto al passato – sostiene  Elena Davidbusiness executive advisor di Allegrini – oggi le aziende hanno acquisito maggiore consapevolezza dell’importanza che riveste la digitalizzazione e quindi c’è un approccio più aperto ai temi del cambiamento. D’altro canto però, è bene considerare che si tratta non solo di un impegno economico, ma anche di risorse umane idonee ad affrontare il cambio culturale che la digitalizzazione porta con sé e, pertanto, l’investimento deve essere commisurato alle possibilità di ciascuna azienda in questa duplice ottica”. “La trasformazione digitale – precisa Riccardo Raimondi, general manager di RCM – è un percorso impegnativo e complesso: non si tratta, infatti, di una mera implementazione ed adozione delle nuove tecnologie. È un nuovo modo di fare impresa che punta ad un modello economico innovativo capace di superare quello tradizionale. Ciò richiede necessariamente un cambiamento della visione strategica all’interno di ogni organizzazione la costante definizione di strumenti innovativi, oltre che ad un pieno coinvolgimento degli attori coinvolti”. “I trend della trasformazione digitale – spiega Sergio Antoniuzzi, presidente di I.C.E. FOR hanno imposto alle imprese di qualsiasi dimensione sfide tecnologiche, organizzative e culturali dure da affrontare. Siamo ben consci di quanto sia importante l’Innovazione digitale per mantenere alta l’asticella della competizione dell’azienda. Siamo pertanto sicuri nell’affermare che il processo di digitalizzazione che ogni azienda ha affrontato o che si troverà ad affrontare sarà di vitale importanza per una prosecuzione dell’attività in maniera costruttiva per una crescita economicamente vantaggiosa. La digitalizzazione di un’impresa passa anche dalla propria visibilità online e dalla capacità di sfruttare i mezzi di marketing e comunicazione digitali. Noi abbiamo di recente rinnovato il nostro sito internet e creiamo contenuti ottimizzati e performanti. I nostri canali comunicativi digitali vengono costantemente aggiornati sia per i nostri clienti che per i nostri fornitori”. “A nostro avviso – risponde Giuseppe Del Duca, managing director di Isal – il terremoto digitale a cui la pandemia ci ha messi di fronte ha definitivamente tolto ogni dubbio a chi pensava che digitalizzare fosse solo una opzione. È chiaro che non tutte le aziende, specie in tempi di crisi, hanno la possibilità di investire senza un concreto supporto”. “Non ritengo – afferma Eugenio Cagna, presidente di Klinmak – che le imprese si siano arrese. Penso tuttavia che la base di partenza sia l’internet veloce per tutti e senza buchi; oggi, se manca internet nelle aziende, se ne vanno in molti a casa. Poi occorre uno schema chiaro su quello che significa digitalizzazione. Noi siamo piccoli e stiamo implementando i processi basilari per una azienda: sito, tutta la documentazione commerciale, marketing, tecnica  digitale per i nostri clienti direttamente nell’area riservata del sito, sistema gestionale evoluto”. “Assolutamente! – risponde Pasquale Fierro, Ceo di Hygenia – la tecnologia è oramai una parte preponderante del nostro reparto di Ricerca e Sviluppo, sin da quando abbiamo realizzato la nostra linea di dispenser Surf. Grazie al nostro HygeniaLAB, la divisione di Hygenia che raccoglie le indicazioni del mercato, le elabora e le trasforma prima in progetti e poi in soluzioni concrete, pensate appositamente per i clienti di Hygenia. Tra i nostri progetti,  ad esempio,  c’è HDS, una piattaforma digitale che permette di monitorare in maniera puntuale e precisa lo stato dei refill e delle batterie dei dispenser, oltre che controllare le autorizzazioni di accesso del personale”. La riflessione di Dante Rossetti, marketing manager di Lavorwash, è problematica:   “No – asserisce convinto – per le PMI il passaggio alla digitalizzazione resterà di fatto ancora un processo gravoso; oltre alle risorse di carattere puramente economico dobbiamo pensare ad una resistenza di tipo mentale. Molte aziende ancora non hanno chiara la necessità di passare al digitale”. “Sicuramente – precisa Luca Pedrotti, sales & marketing director di Ghibli & Wirbel – con l’introduzione della legge 4.0 l’approccio da parte delle piccole e medie imprese è totalmente cambiato. Una trasformazione dovuta anche al cambiamento dei mercati e dei clienti: infatti, per rimanere all’interno di un mercato molto competitivo, le aziende si sono dovute evolvere e quindi hanno compreso che le strategie di digitalizzazione sono fondamentali per qualsiasi processo di crescita innovativa”.

Come sta affrontando la sua azienda la sfida della digitalizzazione? A che punto è il percorso interno di trasformazione organizzativa e dei processi produttivi legati alle soluzioni digitali? 

“Essity – afferma Riccardo Trionfera, direttore commerciale di Essity Professional Hygiene – ha avviato già da diversi anni un processo di trasformazione digitale sia al proprio interno, cambiando le abitudini lavorative e i metodi di comunicazione, sia nei confronti del mercato, sia dei clienti. Anche i nostri stabilimenti produttivi stanno sfruttando le opportunità offerte dalle soluzioni digitali per ottimizzare i processi e ridurre gli sprechi. Nel nuovo centro di produzione dei tovaglioli di Altopascio, abbiamo realizzato una smart plant che è all’avanguardia per quanto riguarda la digitalizzazione”. “Nell’era della digitalizzazione italiana pre-Covid – spiega Giannasi – in media trenta imprenditori al giorno decidevano di chiudere la propria impresa in meno di dodici mesi. Il periodo di transizione in atto registra importanti ammortizzatori sociali, per cui gli effetti sono ampiamente attenuati. Seguendo i principi del Lean management, applichiamo in Industrie Celtex il modello delle quattro p (persone, processo, filosofia e problemi) a cui aggiungiamo una quinta, ovvero il pianeta. Questo ci ha consentito di sfidare quasi quotidianamente i cambiamenti legati al digitale e all’incertezza”.

“Dal punto di vista produttivo – riprende Cagna – ci stiamo organizzando col nuovo gestionale, tuttavia l’obiettivo rimane quello di poter operare sempre di più paperless”. “Siamo continuamente WIP – work in progress – precisa Fierro – non solo per la tecnologia da applicare ai dispenser o ai nostri prodotti, ma anche per i processi produttivi, di stoccaggio, di vendita, di interazione con i clienti”. “Direi – riprende Del Duca – che siamo a metà strada – abbiamo totalmente rivisto i processi produttivi nel 2019, supportati dalle più recenti tecnologie e metodi Lean, utilizzando anche i finanziamenti del piano Industria 4.0. Molto c’è ancora da fare, ma i nostri progetti sono già in corso di realizzazione”. “L’avvento della fatturazione elettronica tra privati – risponde Antoniuzzi – che è stata resa obbligatoria nel 2019, ha rappresentato per la nostra azienda un importante trampolino di lancio per introdurre la nostra realtà nell’era della digitalizzazione. La fatturazione ha avuto un impatto positivo sia sul ciclo attivo che sul ciclo passivo, in particolare nel velocizzare il processo di registrazione della fattura. Inoltre ha permesso di ridurre in maniera considerevole il consumo della carta, risparmiando i costi di stampa, spedizione e conservazione dei documenti”. “A livello aziendale – precisa Rossetti – sono partiti numerosi progetti proprio per la ristrutturazione e passaggio di molte attività tramite la digitalizzazione dei processi e di procedure interne. A livello di processi produttivi stiamo affrontando e migliorando molti aspetti grazie alla digitalizzazione”. “In questi anni – interviene Raimondi – ci siamo impegnati a introdurre progressivamente i necessari cambiamenti tecnologici, organizzativi, creativi e manageriali che hanno sortito un impatto positivo e benefico sull’intera organizzazione aziendale. Lo sforzo è stato soprattutto di carattere culturale: la strada intrapresa ha dato risultati significativi, ma siamo solo all’inizio”. “La sfida per Allegrini – afferma David – è già iniziata. Abbiamo avviato come progetto prodromico una mappatura iniziale, ben chiara su quelli che sono i bisogni dell’azienda. Ad oggi, ci sentiamo di dire che siamo sulla buona strada e, a partire da queste basi, il processo di digitalizzazione potrà partire”. “A mio parere – riprende Pedrotti – è fondamentale rimarcare la differenza tre le procedure aziendali in ambito produttivo e l’impatto aziendale che si può avere attraverso i canali classici quali internet, email e social, che oggi vengono più facilmente intesi come digitalizzazione. Digitalizzare i processi aziendali, in realtà, significa renderli più snelli, efficaci ed efficienti, coinvolgendo la parte produttiva, riuscendo perciò a collegare internet alle macchine e all’intero sistema informatico. Noi abbiamo operato in tale direzione, digitalizzando anche la produzione e aggiornando la stamperia con l’inserimento di robot: in questo modo siamo riusciti a rendere i procedimenti più precisi ed efficaci. Invece, per quanto concerne la cosiddetta digitalizzazione on line, abbiamo sviluppato portali specifici a servizio dei nostri clienti, con lo scopo di metterli in condizione di fruire di tutte le informazioni in maniera veloce e immediatamente reperibile, non essendo più legati alla richiesta di inviare documenti al commerciale customer service. In questo modo il cliente, tramite smartphone o tablet, riesce ad avere direttamente l’informazione di cui necessita nel giro di pochi secondi”.

Il Recovery Fund, a vostro parere, costituisce una vera opportunità da cogliere per le PMI: a quali condizioni e con quali possibili vantaggi?

“Le direttrici – afferma Cagna – dovrebbero essere due: per le aziende e per i prodotti fabbricati dalle aziende. Penso che una particolare attenzione del Recovery Fund debba essere rivolta ai produttori che investono in macchinari a ridotti consumi energetici e noi come Klinmak ci lavoriamo dal 2015. Produciamo oggi una gamma di otto modelli di lavasciuga, declinati in tre motorizzazioni cadauno con i più bassi consumi energetici del mercato mondiale delle lavasciugapavimenti. Ma purtroppo al momento non esiste ancora un mercato sensibile ed attento a questo tipo di innovazione”. “Ha toccato un tasto importantissimo – precisa Fierro – questa grande opportunità deve servire non solo per creare una occasione facilitata per connettere realtà diverse e migliorare la vita di chi eroga servizi e di chi ne usufruisce (penso a tutto il sistema sanitario ad esempio) ma gli sforzi vanno anche indirizzati in un’ottica green, che altrimenti rischiamo che, per conseguenza dell’avvento del Covid, venga dimenticata”. “Assolutamente sì – sostiene Del Duca – a patto che si realizzino semplificazioni burocratiche e finanziamenti mirati alle effettive innovazioni e ai progetti che generano valore per l’azienda e per la filiera”. “Il Recovery Fund risponde Antoniuzzi – rappresenta per l’Italia e per tutte le aziende come la nostra un’eccezionale occasione per tornare a crescere, rimuovendo ostacoli di carattere strutturale che penalizzano da troppo tempo lo sviluppo delle attività economiche e la qualità della vita. È un’occasione da non perdere perché è fondamentale che tutte le aziende italiane stiano al passo con le realtà del resto d’Europa sia dal punto di vista del settore e-commerce che per quanto riguarda l’adozione e l’attuazione di comportamenti e abitudini digitali. Il progresso non deve essere mai fermato, è sempre migliorativo”. “Sarà importante – riprende Rossetti – come e quali settori saranno finanziati, aspetterei a capire le scelte del Governo e capire a livello operativo cosa sarà effettivamente finanziato. Importante capire anche cosa verrà chiesto alle aziende a livello burocratico per avere pieno accesso ai fondi”. “Abbiamo fatto due conti – spiega Raimondi – scoprendo che il Recovery Fund assegnerebbe circa un milione di euro alla nostra azienda per la digitalizzazione. Ci siamo quindi interrogati su come potremmo investirli, individuando prioritariamente tre filoni. Il primo e più importante riguarda lo sviluppo tecnologico delle macchine robotizzate. Si tratta di un percorso che abbiamo avviato da tempo, impegnando consistenti risorse, ma siamo consapevoli che i costi per portarlo avanti sono davvero rilevanti, perciò un contributo finanziario corposo si rivelerebbe davvero prezioso per fornirci la tranquillità psicologica ed economica necessarie a procedere decisamente in tale direzione”. Un secondo filone potrebbe investire lo sviluppo di sistemi d’informazione da remoto delle nostre macchine per la pulizia; non mi riferisco, però a quelli di cui già sono più che sufficientemente dotate le nostre produzioni, bensì a quelli di cui dovrebbero disporre i nostri clienti, dalle imprese di pulizia alla Gdo, per utilizzare in modo adeguato e utile queste innovative tecnologie, in particolare per il feedback relativo alla trasmissione dei dati da remoto. Si tratta di interventi onerosi, i quali comportano importanti investimenti, oggi assai difficilmente alla portata della committenza che impiega i nostri macchinari. Infine, un ultimo filone d’iniziativa potrebbe riguardare la digitalizzazione delle comunicazioni. Sappiamo benissimo quanto sia attualmente difficile, per noi produttori,  comunicare in presenza con clienti e distributori: le fiere hanno chiuso forzatamente i battenti. Abbiamo pensato alla creazione di apposite strutture fisiche, ambienti dotati di arredi per conferenze e incontri da tenere in condizioni di massima sicurezza”.  “Il Recovery Fund – spiega David – può effettivamente rappresentare un’opportunità per le PMI, anche se ancora non sono ben chiare le condizioni con cui le aziende potranno usufruire delle risorse disponibili. Certamente gli strumenti del credito d’imposta si rivelano particolarmente efficaci e potrebbero essere validi anche in questa ottica”. “Credo – sostiene Pedrotti – che questa del Recovery Fund debba essere vista come un’opportunità di sviluppo e di crescita per le nostre imprese: dovremo utilizzare i fondi messi a nostra disposizione per fare investimenti, sviluppare processi, prodotti e sistemi organizzativi, rendendo le nostre industrie più competitive in ambito europeo ed internazionale. Dovremo cercare di non adoperare il R.F. solo come sistema di salvataggio per tappare buchi o per cercare di risolvere i problemi di imprese aziendali e settori produttivi, anche se sono stati colpiti drammaticamente dal Covid 19. Magari con qualche eccezione: mi viene in mente, ad esempio, il settore dell’Horeca che necessita di questi strumenti per poter sopravvivere e garantirsi un futuro. Certo è che, dove sarà possibile, bisognerà utilizzare questi fondi per rendere le PMI, in particolare quelle del professional cleaning, più competitive in mercati che oggi sono assai difficili da penetrare e richiedono alle aziende di disporre di strumenti sempre più moderni, efficaci ed efficienti”.

In particolare, cosa significa digitalizzare i percorsi produttivi nel mondo del professional cleaning? Quello del pulito è un concetto strettamente connesso all’idea di sostenibilità ambientale e risparmio energetico: fino a che punto, per la vostra azienda, la digitalizzazione può aiutare a realizzare questi obiettivi?

“Nel Cleaning Professionale – risponde Trionfera – già dal 2014 Essity ha iniziato ad investire molte risorse ed energie per lo sviluppo di sistemi IOT, che consentono agli operatori professionali di monitorare tutti gli impianti, essere costantemente informati sullo stato di servizio, il livello di rifornimento necessario e il flusso dei visitatori, per  gestire le pulizie sui dati e non più solo sulla routine. I clienti che hanno già adottato questi sistemi hanno registrato una riduzione del 24% degli interventi di pulizia che sono stati concentrati e dove effettivamente era necessario; hanno ridotto dell’80% le ispezioni dei dispenser per verificare i livelli di ricarica, avendo già tutte le informazioni dal sistema, con notevoli vantaggi in termini di qualità del servizio e ottimizzazione dei costi. “Il termine digitalizzazione – spiega Cagna – è molto vago ed esteso; i prossimi obiettivi sono più legati allo sviluppo di macchine sempre più sostenibili, con l’impiego unicamente delle batterie al litio. Macchine sempre più global saving sia come materiali necessari alla loro fabbricazione che come consumatrici di energia per funzionare. Solo l’essenziale! Eliminando tutti i consumi superflui”. “Pulire meglio, senza spreco di risorse – risponde Fierro. Risorse di ogni tipo: denaro, tempo, prodotti, materie prime, la tecnologia in questo campo può fare la differenza”. “C’è da distinguere – risponde Del Duca – tra i processi produttivi delle aziende del cleaning, per le quali la digitalizzazione è fondamentale come per tutte le imprese di produzione, e i processi di pulizia delle imprese; in quest’ultimo caso la digitalizzazione porterà una rivoluzione nella pianificazione, nel controllo dell’uso delle macchine e delle manutenzioni, e ad una nuova gestione del lavoro, tramite il cosiddetto ‘cleaning on demand’ che permette di pulire dove serve e quando serve”. “Con l’arrivo del 2021 – afferma Antoniuzzi – abbiamo fatto il nostro ingresso nell’industria 4.0. Abbiamo integrato nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro, aumentare la produttività aziendale e la qualità produttiva dei nostri impianti”. “Oggi ci siamo accorti – interviene Rossetti – che il passaggio alla digitalizzazione è obbligato sia per ottimizzare i processi che per migliorare la qualità produttiva. Anche se possono sembrare lontani come concetti tutto viene poi ad essere utilizzato per arrivare anche ad obiettivi come sostenibilità ambientale e risparmio energetico”. “La digitalizzazione – aggiunge Raimondi – può offrire un apporto strategico alle imprese del nostro settore per quel salto di qualità richiesto, oggi più che mai, al nostro settore, forse in misura maggiore rispetto ad altri”. “La digitalizzazione legata al mondo del cleaning – precisa David – trova la sua espressione nella blockchain ‘Il Pulito Certificato’, che rappresenta la risposta tecnologica all’esigenza di comunicare l’applicazione dei protocolli di sanificazione, in una struttura alberghiera così come in una RSA: si tratta di un nuovo strumento in grado di restituire all’ospite di una struttura ricettiva/sanitaria un’esperienza digitale che garantisca l’utilizzo dei prodotti disinfettanti e delle procedure di sanificazione. Elemento determinante, infatti, risulta essere la percezione della sicurezza da parte dell’ospite di una struttura ricettiva: un’indagine condotta a livello mondiale all’interno di ‘EY Future Consumer Now Index’ ha rilevato che il 59% degli ospiti di un hotel intende spendere di più per esperienze che valorizzano la propria sicurezza. E la blockchain è proprio la risposta a questo bisogno in quanto certifica che i protocolli siano stati applicati correttamente”. “Credo – afferma Pedrotti – che significhi anzitutto dotare le macchine per la pulizia di soluzioni che possano consentire le riduzioni dei consumi dell’acqua e dei prodotti chimici. Rendere perciò le macchine sempre più attente a tali esigenze, specie per la parte di ecosostenibilità. Quindi occorre guardare con occhio diverso allo sviluppo del prodotto, in un’ottica di ecostenibilità, cercando di crearlo con materiali riciclati e utilizzando componentistica riciclata”.

 

 

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