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I racconti del mulino – Dimensione Pulito

I racconti del mulino

I racconti del mulino
Fermati ad ascoltare. Brevi storie raccolte da Franco Cesaro nel suo ruolo di consulente aziendale, dove i protagonisti sono piccoli e medi imprenditori di aziende che lo interpellano nei momenti di cambiamento e di crisi. Francesco De Gregori canta: “La storia siamo noi, nessuno
si senta escluso”.
Sapere che la storia ci appartiene probabilmente ci aiuta ad essere quello che siamo, a non sentirci soli con noi stessi e a non disperdere i ricordi, le relazioni, l’esistenza, ovvero la vita stessa che viviamo e abbiamo vissuto. Ma non ci può essere storia senza che sia narrata così come non ci può essere vita senza che qualcuno la racconti. E narrare, raccontare la propria storia, non è semplicemente un dire cronologico di eventi, ma un’azione di grande valore perché è un fare e donare storia, quella che serve per costruire la coscienza e la conoscenza.
Miti e leggende, la storia epica dei nostri antenati, i grandi valori dell’umanità, sono stati narrati, sono stati raccontati, prima oralmente poi per iscritto, di uomo in uomo, di generazione in generazione, e hanno costruito quella memoria condivisa che qualifi ca le civiltà, che, nel bene o nel male, ci fa essere quelli che siamo.
Raccontare è anche raccontarsi.
Raccontarsi serve a chi narra per rileggere la propria storia, comunque si sia svolta, e riproporla come viaggio interiore. Se sarà stata negativa, la si rileggerà in modo che non faccia più male, sarà assunta come giustificazione, e si racconterà nel momento in cui sarà stata elaborata e superata, come catarsi personale ed esempio per chi leggerà. Raccontarsi serve a chi ascolta, che non può fare a meno di ricercare nella sua storia personale coincidenze con quanto sta ascoltando o leggendo. Con la narrazione, nasce una sorta di alleanza tra chi racconta e chi ascolta, alleanza che è la base della comunità: attraverso la narrazione si crea l’appartenenza. Narrare e narrarsi vuol dire entrare in relazione con l’altro, perché, come dice il poeta John Donne, “No Man Is an Island” , nessun uomo è un’isola, volendo signifi care che ogni uomo è una componente integrante dell’umanità, una parte di un tutto. Ma oggi la narrazione sembra mancare nelle nostre relazioni.
Abbiamo smesso di raccontare anche perché pochi ascoltano, presi come siamo un po’ tutti dalla frenesia del fare senza sosta, dell’agire costante perché fermarsi è ritenuto segno di debolezza. Forse però fermarsi a raccontare, fermarsi ad ascoltare, per fare tesoro della memoria, dei ricordi, può essere più produttivo che continuare a fare, senza sosta. Raccontare e ascoltare che cosa? Storie reali, non nate nel mondo del fantastico, ma nel mondo dell’esperienza. Storie che sono vita vissuta, fonte di ricchezza, perché verità. Pillole di verità: questo vogliamo proporvi da questo numero della rivista.
Pillole di verità raccolte da Franco Cesaro nel suo ruolo di consulente aziendale. Consulente che interroga, perché vuole e sa ascoltare, per poi tramandare, attraverso il racconto, ciò che può essere patrimonio condivisibile, fonte perenne di civiltà, che può forgiare gli uomini e gli imprenditori di domani. I suoi interlocutori sono, da 25 anni, piccoli e medi imprenditori di aziende a capitale familiare, che lo interpellano soprattutto nei momenti di cambiamento e di crisi, come possono essere le convivenze generazionali.
Incontriamo Franco Cesaro in un luogo che ci pare carico di significato.
È il Mulino Simbeni, immerso nella splendida cornice della Valpolicella.
Luogo del fare per eccellenza, che evoca gli elementi essenziali alla vita dell’uomo – natura, aria, acqua, farina, fatica, cioè pane.
Il racconto diventa pane per l’anima.

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