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Dall’igiene “intuitiva” alla sicurezza professionale

La sicurezza nel cleaning professionale è passata da pratiche improvvisate a un sistema strutturato basato su norme, formazione e segnaletica standardizzata. Oggi, grazie anche a una cultura crescente, i cartelli di sicurezza sono parte integrante dei processi operativi e della qualità del servizio

Nel settore delle pulizie professionali, la sicurezza e la relativa segnaletica hanno vissuto un’evoluzione profonda dagli anni ’50 a oggi. Nel dopoguerra, le attività di pulizia erano considerate mansioni semplici, quasi domestiche, e non un vero e proprio comparto professionale. Mancavano protocolli, formazione e strumenti adeguati: i lavoratori operavano spesso senza dispositivi di protezione, utilizzando prodotti chimici senza etichette chiare e senza alcun tipo di segnalazione dei rischi. La cartellonistica, quando esisteva, era rudimentale: cartelli scritti a mano, avvisi improvvisati o indicazioni poco visibili. Non esisteva alcuna cultura della prevenzione e l’idea stessa di “sicurezza nel cleaning” era praticamente inesistente. Con l’industrializzazione e la nascita delle prime imprese strutturate di servizi negli anni ’70 e ’80, il settore inizia a cambiare: aumenta la complessità degli ambienti da pulire (ospedali, industrie, GDO, aeroporti), cresce l’uso di macchinari, detergenti tecnici e operazioni specialistiche. Diventa evidente che il cleaning non è più un’attività accessoria, ma una funzione professionale con rischi specifici: scivolamenti, esposizioni chimiche, movimentazione carichi, operazioni in quota, ambienti ad alto controllo. Le prime normative europee e italiane introducono colori e forme standard per i cartelli, portando maggiore uniformità e visibilità nella segnaletica di sicurezza. La vera trasformazione arriva tra gli anni ’90 e 2000, quando il settore delle pulizie si professionalizza completamente. Il D.Lgs. 626/1994 prima e il D.Lgs. 81/2008 poi definiscono obblighi precisi per imprese e lavoratori: formazione, DPI, valutazione dei rischi, piani di emergenza e segnaletica conforme. Nascono i cartelli moderni che ancora oggi caratterizzano il cleaning professionale: “pavimento bagnato”, obbligo DPI, rischio chimico, vie di fuga, pronto soccorso. La segnaletica non è più un elemento accessorio, ma una parte integrante dei processi operativi quotidiani. Oggi la sicurezza è percepita come un pilastro della qualità del servizio. Le aziende di pulizie non si limitano a esporre cartelli, li integrano in procedure codificate, li utilizzano come strumenti di comunicazione visuale efficace anche per personale multilingue, li affiancano a formazione continua e a protocolli di lavoro standardizzati. La segnaletica moderna è pensata per essere immediata, riconoscibile e universale, secondo standard internazionali come la ISO 7010. È diventata il simbolo di un settore che nel tempo è passato dall’improvvisazione alla professionalità, e che oggi considera la sicurezza non solo un obbligo normativo, ma un valore culturale indispensabile tanto per i lavoratori quanto per i clienti.

Norma di riferimento: obblighi legislativi

In Italia la segnaletica di sicurezza sul lavoro è regolata dal D.Lgs. 81/2008 (e relativi allegati da XXIV a XXXII), che definisce quando è obbligatoria la segnaletica, come deve essere fatta (forma, colore, pittogrammi), e come va mantenuta.  In particolare, la segnaletica è obbligatoria quando i rischi non possono essere evitati tramite organizzazione del lavoro o misure collettive e quindi la cartellonistica diventa parte integrante delle misure di prevenzione. Per questo motivo deve rimanere visibile, manutenuta e aggiornata. Se non viene rispettata la normativa, il datore di lavoro può essere sanzionato.

Applicazione

Per un’impresa di pulizie è particolarmente importante segnalare pavimenti bagnati o zone appena lavate, per evitare scivolamenti/incidenti. Qui serve segnale di avvertimento o divieto (divieto di accesso) durante la pulizia o immediatamente dopo. Questa segnaletica può essere temporanea (in attesa che il pavimento sia asciutto). Evidenziare zone dove si usano sostanze chimiche o detergenti potenzialmente pericolosi: segnaletica su contenitori, avvisi, e obbligo di DPI (guanti, mascherine, ecc.). Segnalare vie di fuga, uscite di emergenza, attrezzature antincendio o pronto soccorso,  fondamentale in case, uffici, strutture, specie se sono ambienti frequentati da terzi. Garantire che tutti i lavoratori, anche quelli stranieri o non madrelingua, possano capire i cartelli: l’uso di pittogrammi standardizzati (in base alla normativa) aiuta a rendere la segnaletica universalmente comprensibile. Inoltre, le dimensioni dei cartelli devono essere adeguate alla distanza di visibilità: per una distanza di lettura fino a ~5 m si consiglia un cartello 200×200 mm; per distanze maggiori, formati più grandi o personalizzati.

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