
Gli Acquisti Verdi sono ormai uno strumento fondamentale per la Pubblica Amministrazione, che richiede a prodotti, servizi e lavori di rispettare i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Paolo Fabbri, fondatore di Punto 3, ci racconta come il settore del pulito professionale in Italia abbia abbracciato da anni la sostenibilità, sviluppando competenze su certificazioni ambientali, carbon footprint e bilanci di sostenibilità, con un occhio all’innovazione e all’export internazionale.
Che ruolo hanno gli Acquisti Verdi nel settore del pulito professionale in Italia?
Da diciotto anni noto un forte interesse delle aziende verso la sostenibilità, già prima che i CAM diventassero obbligatori. Il green è stato visto come leva commerciale e attenzione all’ambiente, contribuendo anche alla sicurezza dei lavoratori.
Le aziende sono davvero pronte a implementare la sostenibilità?
Sì, l’Italia è un punto di riferimento europeo. Ad esempio, su 255 imprese Ecolabel UE in ambito pulizie, 208 sono italiane. Le certificazioni sono rigorose, ma ormai quasi obbligatorie per operare nel mercato italiano.
Quali vantaggi portano le certificazioni come l’Ecolabel UE?
Consentono di partecipare a gare pubbliche e attrarre interesse internazionale, grazie a una domanda crescente di prodotti certificati. Sono strumenti normativi che trasformano la sostenibilità in opportunità commerciale.
Come stanno applicando i CAM le stazioni appaltanti?
Le stazioni appaltanti stanno imparando a usarli correttamente, soprattutto nella fase di valutazione delle offerte. La vera sfida è la fase esecutiva: occorre verificare che i prodotti e servizi dichiarati vengano effettivamente utilizzati nei cantieri.
Quali sono le criticità dei controlli in corso d’opera?
Il Codice punta su fiducia e risultato, con incentivi per chi verifica la conformità. Le stazioni appaltanti stanno gradualmente migliorando la rendicontazione di attrezzature, prodotti e CO₂ emessa, ma il percorso culturale è ancora in evoluzione.
C’è un allineamento tra stazioni appaltanti e imprese sul linguaggio green?
Sì, formazione continua e aggiornamenti tecnici sono fondamentali per garantire competenze professionali, sicurezza, igiene e conformità ai CAM, soprattutto in contesti sensibili come ospedali.
Che ruolo hanno strumenti di calcolo dell’impatto ambientale?
Software e standard ISO aiutano a rendicontare CO₂ e altri impatti. Nei CAM del cleaning, la rendicontazione dei prodotti utilizzati è spesso sufficiente, ma la Carbon Footprint fornisce dati più rigorosi e scientifici, utili per credibilità e trasparenza.
La sostenibilità italiana nel pulito professionale è minacciata da contesti internazionali?
Nonostante le tensioni globali, il settore è già orientato al green, ottenendo risparmi e innovazione. Questo prepara bene l’export del Made in Italy, a differenza di altri settori più dipendenti da tecnologie emergenti.
Come è cambiato l’approccio culturale degli operatori al green?
Dal 2003, Punto 3 ha accompagnato enti pubblici e aziende nel percorso di sostenibilità. Oggi il mercato risponde positivamente, ma la selezione di partner realmente motivati è cruciale per garantire risultati concreti e riduzione dei costi legati al servizio di pulizia.
Maurizio Pedrini





