La carta cambia passo
Nuove regole UE, decarbonizzazione e domanda ESG ridisegnano la filiera cartaria. Cosa cambia per il tissue nel cleaning professionale

Nuove regole europee, obiettivi di decarbonizzazione e una domanda crescente di prodotti sostenibili stanno ridisegnando la filiera cartaria. Per un settore che in Italia rappresenta una delle eccellenze manifatturiere, la sfida non è più solo produrre carta, ma dimostrare, attraverso dati e investimenti, che ogni fase del processo contribuisce alla transizione ecologica. Un cambiamento che riguarda da vicino anche il cleaning professionale, dove la scelta del tissue è sempre più parte delle strategie ESG di aziende e pubbliche amministrazioni.
La sostenibilità della carta, però, non coincide solo con la possibilità di riciclarla a fine vita. Occorre guardare all’intero ciclo produttivo: origine delle fibre, gestione delle foreste, processi industriali, consumi energetici, emissioni.
Secondo Assocarta, nel 2024 la produzione italiana di carta e cartone è tornata a crescere, superando i 7,9 milioni di tonnellate. Il riciclo degli imballaggi cellulosici, riporta Comieco, ha superato il 90%, tra i risultati migliori d’Europa.
Il tissue, però, ha una specificità: contaminato dall’uso, non può essere riciclato. La sua sostenibilità si valuta quindi sulla qualità della filiera a monte, dalle certificazioni FSC® e PEFC™ all’Ecolabel europeo, fino ai sistemi di dispensazione che riducono sprechi e consumi.
Per le imprese di pulizia, la carta diventa così un fattore di qualità percepita: strutture sanitarie, hotel, aziende e PA chiedono sempre più prodotti certificati e trasparenza sulla filiera. Con il nuovo Regolamento imballaggi (PPWR) all’orizzonte, la capacità di interpretare certificazioni e dichiarazioni ambientali sarà un valore competitivo crescente.
Crisitina Cardinali
L’articolo completo è disponibile qui





