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Prodotti chimici: prospettive per il 2023

Il mercato della detergenza chimica industriale rappresenta da sempre una delle nicchie trainanti del professional cleaning italiano, anche se il nostro Paese in Europa ha sempre dovuto sottostare alla massiccia presenza tedesca, sia in termini di volumi d’affari che fatturato. In questo comparto produttivo rientrano a pieno titolo tutti i prodotti utilizzati per la rimozione dello sporco più difficile dalle superfici più delicate. Gli ambiti di intervento e d’uso variano dal civile, ovvero magazzini e uffici, alberghi, grande distribuzione (Ho.Re.Ca), all’industria alimentare, con focus, in particolare, sulla lavorazione di carni nei macelli, conservazione del pesce, formaggi (caseifici), bevande (impianti di produzione), allevamento (porcilaie, pollai, impianti di mungitura, ecc.). Un altro privilegiato contesto d’impiego è rappresentato dal settore della ristorazione, con alberghi, mense, ristoranti e strutture ricettive con grandi cucine. Ma, come ben sappiamo, queste produzioni si rivelano assai preziose e indispensabili anche in altri contesti, quali: sanità ed accoglienza, specie nei locali ad elevato traffico di persone come case di cura, case di riposo RSA ospedali e terme; centri sportivi, lavanderie industriali, officine e industrie meccaniche, industria tessile per il lavaggio e la lavorazione di tessuti, tendaggi, cuoio.

Detergenza Made in Italy

In questi anni la produzione italiana, senz’altro tra le maggiori in ambito continentale, è cresciuta costantemente: il trend positivo è derivato da un leggero aumento dei consumi interni e da un notevole rafforzamento delle esportazioni. Le aziende italiane, sempre più votate alla sostenibilità ambientale e alla diminuzione dei consumi, hanno sviluppato prodotti concentrati e sistemi di distribuzione della detergenza sempre più evoluti e tecnologicamente avanzati. La situazione del mercato è apparsa comunque, assai frammentata ed eterogenea, presentando sempre differenze notevoli, a seconda del segmento e della tipologia di prodotto: per ammorbidenti concentrati, detersivi liquidi per lavatrice, il trend con il segno più è sembrato forte, mentre sono apparsi relativamente deboli i risultati conseguiti da polveri, detergenti per bucato e stoviglie. L’emergenza dettata dal devastante impatto sociale ed economico del virus SARS CoV-2 negli anni 2020-2021 ha sconquassato indici ed equilibri di mercato che apparivano ormai consolidati, determinando una sorta di stravolgimento nella filiera: in gran parte, infatti, le aziende si sono concentrate principalmente sulla produzione di disinfettanti e sanificanti. In buona sostanza, uno degli effetti prodotti dalla pandemia Covid-19, in relazione alle attività di contrasto e contenimento del virus  e in particolare alle attività di disinfezione e sanificazione, è stato il notevole incremento del numero di prodotti chimici impiegati per le mani e per le superfici. Il risultato è stato un aumento “drogato” di fatturato, con un notevole impoverimento della gamma. Il forte aumento della vendita di disinfettanti negli anni 2020-2021 ha fatto crescere il fatturato di chi li produce tra il 100 e il 200% rispetto al 2019. Questa cifra è stata però bilanciata dalla mancata vendita di altri prodotti altrimenti utilizzati da scuole, uffici, palestre, alberghi e ristoranti. I prodotti detergenti generici e per la manutenzione sono crollati a percentuali vicine al -30/40%. Il “brusco risveglio” del post-pandemia è stato pesantemente condizionato, lo scorso anno, da un mix micidiale di fattori negativi, tale da stendere al tappeto anche le più resistenti e robuste aziende: aumento pazzesco del costo delle materie prime, enormi difficoltà marcate e, spesso, insormontabili nel loro reperimento dai tradizionali fornitori sui mercati internazionali, aumento indiscriminato della bolletta energetica. Il tutto in parte generato anche dalla guerra che dal febbraio dello scorso anno devasta l’Ucraina.

Produzioni a rischio

Le problematiche del comparto della detergenza chimica vanno inquadrate senz’altro in quelle dell’intero comparto, afflitto dal pesante problema dei costi. I prezzi esorbitanti delle materie prime, della bolletta energetica e dei carburanti rischiano di affossare l’intero settore. Il presidente di Federchimica, Paolo Lamberti, ha lanciato recentemente l’SOS al governo. “Molte imprese – ha dichiarato – si trovano a dover ridurre i livelli di produzione e, per alcuni settori, si fa sempre più consistente l’ipotesi di un’interruzione, con effetti nefasti sul settore manifatturiero, data la posizione preminente della chimica per quasi tutte le filiere. Abbiamo parecchi segnali, soprattutto da aziende che hanno produzioni di chimica di base, quali ammoniaca, acido solforico, cloro soda, o che usano molta energia, come i gas tecnici, i fertilizzanti, abrasivi, e colorifici ceramici. Per molti operare in queste condizioni significa non arrivare nemmeno alla copertura dei costi variabili: questo vuol dire che bisogna fermare gli impianti”. Da qui la crisi, solo in parte mitigata dalla recente, notevole diminuzione del prezzo del gas, per un comparto che svolge un ruolo vitale per l’Italia. Il nostro Paese è infatti il terzo produttore chimico in Europa, con una quota del 10%, e il decimo nel mondo, con un valore della produzione di 56 miliardi.

L’analisi del comparto

In un momento così complesso e incerto, le aziende chimiche del professional cleaning appaiono alla finestra, in attesa di quanto potrà accadere alla filiera. Il trend appare, per certi aspetti schizofrenico: da un lato le aziende, impegnate a offrire prodotti di qualità (ovviamente ad un prezzo maggiore!), dall’altro la richiesta sempre più focalizzata sul prezzo, o – per meglio dire – sul fattore qualità/prezzo, un obiettivo non facile da raggiungere, visti i tempi che stiamo vivendo. Per quanto riguarda la produzione, i fatti dicono che tutta la problematica degli aumenti dei costi delle materie prime è comunque in frenata. In alcuni casi, i prezzi sono fermi, se non ancora in diminuzione con positive ricadute. La spinta speculativa, insomma, sembra aver perso l’effetto dirompente, se non devastante, dei mesi scorsi. La sensazione è che il trend sia destinato a portare ad un’ulteriore diminuzione: insomma, bisogna capire cosa concretamente accadrà. Di converso, invece, i produttori appaiono sempre più preoccupati dalla logistica, soprattutto dal costo dei trasporti che incide pesantemente sui prodotti, come quelli chimici per la pulizia professionale, caratterizzati da prezzi bassi. L’impatto di questo fenomeno potrebbe essere riversato sulla clientela e sull’utente finale del mercato. Gli aumenti, al riguardo, sono notevoli e preoccupanti: sia da parte degli autotrasportatori che nelle tariffe applicate: si parla di un incremento, dovuto in gran parte all’impennata del costo del carburante, nell’ordine del 10%, con l’inevitabile ricaduta sui prezzi al consumo che tutti possiamo facilmente immaginare. La sensazione – o meglio l’auspicio – è che comunque, alla fine, l’impennata del costo di gasolio e benzina possa riequilibrarsi, nel corso dell’anno da poco iniziato, con la diminuzione del costo delle materie prime. Certo, sarebbe la prima volta che, a fronte di un contesto così inedito, i costi verrebbero almeno in parte incorporati grazie ad una sorta di equilibrio. La tempesta iniziata nel 2021, che ha visto gli sproporzionati rincari del costo delle materie prime ha trovato il suo acme a cavallo dei mesi di aprile e luglio del 2022, investendo in modo pesante soprattutto la plastica, la materia prima che forse riveste il ruolo più prezioso per i produttori del settore: basti pensare ai flaconi, alle taniche, alle bottiglie destinate a contenere i prodotti detergenti, igienizzanti e sanificanti. Anche il prezzo della plastica, sembra comunque in leggera discesa, il che rappresenta un altro dato confortante. Sulle macchine, vanno senz’altro registrati ulteriori, preoccupanti aumenti di listino a inizio 2022, ma – in questo caso – i problemi sono di altro tipo, riguardando le parti e la componentistica acquistata sul mercato cinese, in quanto la mancanza di parti di ricambio, ovviamente, è destinata a incidere non poco sui prezzi con aumenti intorno al 5%. E poi, guardando al presente, c’è da fare i conti con l’inflazione.

In media, nel 2022 i prezzi al consumo hanno registrato una crescita pari a +8,1% (+1,9% nel 2021). Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’inflazione di fondo), i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,8% (+0,8% nell’anno precedente) e al netto dei soli energetici del 4,1% (+0,8% nel 2021). A tale riguardo le previsioni econometriche di vari istituti ed enti specializzati in stime a breve e medio termine non inducono certamente all’ottimismo. Nel 2023 il pieno impatto economico degli aumenti dei prezzi – e la crisi energetica che ne è in gran parte responsabile – si farà sentire in tutta Europa. Una recessione sta arrivando, seguita da una ripresa dolorosamente lenta. Sebbene l’Europa abbia aumentato la sua capacità di importare gas naturale liquefatto (Gnl) dopo che la Russia ha tagliato le vendite, le forniture globali di Gnl non aumenteranno di molto nel 2023, nonostante il price cap definito in sede europea e che avrà comunque un effetto calmierante. Ciò significa che l’energia rimarrà costosa e manterrà alti i prezzi in tutto il resto dell’economia. I consumatori e le imprese duramente colpiti inizieranno a trattenersi, frenando sia la spesa che gli investimenti. La carenza di lavoratori in Europa peggiorerà, il che danneggerà le imprese ma manterrà bassa la disoccupazione. Ma a differenza delle crisi precedenti, l’economia globale non verrà in soccorso dell’Europa. Solo una volta che i prezzi dell’energia saranno scesi e l’inflazione in America sarà stata contenuta, la crescita globale sarà in grado di sostenere la ripresa dell’Europa. Questo arriverà, ma non accadrà – purtroppo – nel 2023. Resta il fatto che gli aumenti del costo delle materie prime – come dicevamo – sono stati incorporati dalle aziende – sia pure in ritardo – nel corso del 2022, per cui si presume che i produttori nell’anno in corso non dovrebbero registrare forti diminuzioni negli utili, e che i livelli dei volumi potrebbero restare stabili, sia pure in flessione rispetto agli anni migliori. I fatturati nel corso del 2022 hanno visto un sostanziale segno positivo, dovuto naturalmente all’incremento dei prezzi, non a quello della produzione. Un altro aspetto da evidenziare è che la domanda derivante dall’Ho.Re.Ca., legata al turismo, che costituisce un aspetto primario della nostra economia, è cresciuta, grazie ad un ottimo afflusso di turisti registrato dal nostro Paese durante la stagione estiva. Per quanto riguarda la catena della distribuzione, tutti concordano sulla circostanza che gli ultimi tre mesi del 2022 non hanno fatto registrare la consueta brillantezza nelle vendite dei prodotti. A rendere meno a tinte fosche il 2023 incidono le prospettive legate all’attuazione del PNRR, con segnali di fiducia legati specialmente al comparto pubblico: siamo convinti che buona parte del business legato al cleaning professionale nel settore pubblico – sia sanitario che civile – sarà connesso all’attuazione dei CAM, quei Criteri Ambientali Minimi che dovrebbero costituire il “sale” negli appalti erogati dalla PA.

Maurizio Pedrini

 

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