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Dai goal alla sanificazione

Il Mondiale che si gioca anche negli spogliatoi

Quando si pensa ai Mondiali di calcio vengono in mente gli stadi gremiti, le stelle del pallone e milioni di tifosi davanti agli schermi. Eppure, lontano dalle telecamere, si disputa un’altra partita, silenziosa ma decisiva: quella della pulizia e della sanificazione.

Nel Mondiale 2026, organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, il tema dell’igiene sarà uno degli elementi chiave dell’organizzazione. Per settimane migliaia di atleti, tecnici, arbitri, volontari e addetti ai lavori condivideranno spazi comuni, spogliatoi, palestre, aree mediche, mezzi di trasporto e strutture ricettive. In questo contesto, il cleaning non rappresenta più soltanto un servizio di supporto, ma una vera infrastruttura della manifestazione.

Negli Stati Uniti il tema è ormai affrontato con un approccio scientifico. L’associazione ISSA, punto di riferimento mondiale per l’industria del cleaning professionale, parla di cleaning for performance: pulire non solo per garantire ambienti ordinati, ma per favorire salute, benessere e prestazioni sportive. L’obiettivo è ridurre il rischio di diffusione di virus, batteri e altri agenti patogeni, migliorando al tempo stesso la qualità dell’aria e il comfort degli ambienti frequentati dagli atleti.

Gli spogliatoi rappresentano probabilmente il punto più delicato dell’intero ecosistema sportivo. Qui gli atleti trascorrono il tempo immediatamente prima e dopo la gara, condividendo panche, armadietti, docce, servizi igienici, lettini fisioterapici e attrezzature per il recupero muscolare. Ambienti caldi e umidi che, se non gestiti correttamente, possono favorire la proliferazione di funghi, muffe, batteri e virus.

Secondo gli esperti della rivista americana Cleaning & Maintenance Management, una corretta gestione igienica degli spogliatoi contribuisce a limitare infezioni cutanee, micosi, contaminazioni da stafilococchi e la diffusione di virus gastrointestinali, problematiche che possono compromettere la disponibilità di un atleta tanto quanto un infortunio muscolare. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) sottolineano come gli ambienti ad alta frequentazione richiedano protocolli di pulizia e disinfezione calibrati sul livello di utilizzo e sul rischio di contaminazione.

Ma cosa significa, concretamente, preparare uno spogliatoio per un evento mondiale?

La pulizia professionale segue procedure ben precise. Si parte dalla rimozione dello sporco visibile:

  • polvere
  • residui organici
  • terra
  • sudore

La presenza di materiale organico può ridurre l’efficacia dei prodotti disinfettanti.
Solo successivamente si procede con la sanificazione delle superfici, utilizzando prodotti certificati e rispettando i tempi di contatto necessari affinché siano realmente efficaci.

Le superfici ad alto contatto sono monitorate con particolare attenzione:

  • maniglie
  • interruttori
  • armadietti
  • panche
  • rubinetti
  • pulsanti
  • docce
  • asciugacapelli
  • lettini fisioterapici
  • attrezzature sportive

vengono trattati con frequenza molto maggiore rispetto alle superfici ordinarie.

Nei giorni di gara gli interventi si susseguono prima dell’arrivo delle squadre, durante gli allenamenti, immediatamente dopo l’utilizzo degli ambienti e prima dell’accesso del gruppo successivo.

Particolare attenzione è dedicata alle docce e ai locali umidi. Qui non basta detergere: è fondamentale controllare il ristagno dell’acqua, garantire un’asciugatura rapida delle superfici, prevenire la formazione di biofilm negli scarichi e utilizzare prodotti specifici contro muffe e funghi, senza compromettere la sicurezza antiscivolo dei pavimenti.

Anche la qualità dell’aria è entrata a pieno titolo nelle strategie di gestione degli impianti sportivi. Le raccomandazioni diffuse da ISSA invitano a incrementare il ricambio dell’aria durante i periodi di maggiore affluenza, utilizzare sistemi di filtrazione ad alta efficienza come i filtri HEPA o MERV 13 e mantenere livelli di umidità compresi tra il 40% e il 60%, condizioni che contribuiscono a limitare la sopravvivenza di alcuni microrganismi e migliorano il comfort respiratorio degli occupanti.

Dietro ogni partita si muove così una macchina organizzativa che coinvolge centinaia di operatori specializzati. Non si tratta soltanto degli spogliatoi: bagni pubblici, aree hospitality, sale stampa, tribune, mezzi di trasporto, aree mediche e strutture alberghiere seguono protocolli differenti, programmati in tempi strettissimi per garantire continuità operativa e standard igienici elevati durante tutta la manifestazione.

Questa evoluzione sta trasformando anche il mercato del cleaning professionale. Tecnologie come la disinfezione elettrostatica, il monitoraggio digitale degli interventi, i sistemi di tracciabilità delle operazioni e l’impiego di prodotti a basso impatto ambientale stanno diventando strumenti sempre più diffusi nei grandi eventi sportivi. L’obiettivo è coniugare efficacia, rapidità, sostenibilità e trasparenza, dimostrando che il cleaning è ormai una componente essenziale della gestione moderna degli impianti.

Alla fine, il Mondiale si decide sul campo, ma la sua organizzazione comincia molto prima del fischio d’inizio. Dietro ogni partita c’è un esercito di professionisti che garantisce ambienti sicuri, puliti e pronti ad accogliere atleti e tifosi. È un lavoro che il pubblico raramente vede, ma che oggi rappresenta una delle infrastrutture fondamentali dello sport contemporaneo. Perché la pulizia non è più soltanto un servizio: è una leva di salute, sostenibilità e qualità organizzativa. E nei grandi eventi internazionali, proprio come una perfetta preparazione atletica, può fare la differenza.

CRISTINA GUALDONI

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