Da costo a processo
Nei siti produttivi la pulizia non è più un costo accessorio, ma una leva di sicurezza, continuità operativa e sostenibilità

Nei siti produttivi industriali la pulizia professionale non è più un servizio accessorio, ma una leva di sicurezza, continuità operativa e sostenibilità. Rimuovere polveri combustibili, oli e contaminanti riduce rischi di scivolamenti, incendi ed esplosioni: per questo il cleaning è ormai parte del perimetro QHSE. Nel 2025 in Italia sono state registrate quasi 598.000 denunce di infortunio, in crescita rispetto all’anno precedente.
Il riferimento normativo resta il D.Lgs. 81/2008, con l’articolo 26 che impone al committente di verificare l’idoneità delle imprese in appalto e il DUVRI per gestire i rischi da interferenze. La Legge 198/2025 ha rafforzato i controlli su appalti e subappalti, introducendo patente a crediti e badge digitale nei cantieri.

Rischio chimico (REACH, CLP, SDS), ambienti ATEX e spazi confinati richiedono competenze specifiche: nei contesti più critici la tecnologia, con sistemi automatizzati e robot, permette di allontanare l’operatore dalla fonte del pericolo. Sul fronte sostenibilità, i Criteri Ambientali Minimi (DM 51/2021) stanno diventando standard anche nel privato, mentre IoT e sensori trasformano la pulizia in dato utile per audit e manutenzione predittiva.
Due esperienze raccolte da Dimensione Pulito illustrano questa evoluzione. Giulio Vanoli, AD di Mewa Italia, racconta il passaggio dal panno monouso a un servizio tracciato di fornitura, raccolto, lavaggio e controllo qualità, con benefici su sicurezza (contenitori antiautocombustione SaCon) e impatto ambientale. Marc Perricone, Export Manager di Pulitecno – Gruppo Riello, spiega perché nella scelta di un’idropulitrice industriale la portata conta quanto la pressione, e perché la formazione e l’assistenza tecnica restano decisive quanto la macchina stessa.
Stefano Belviolandi
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