Il packaging del cleaning cambia pelle
Meno materiale, più riciclabilità e nuovi sistemi di ricarica: il Regolamento europeo PPWR spinge la filiera della pulizia professionale a ripensare confezioni, logistica e gestione dei rifiuti

Nel cleaning professionale, una tanica o un flacone devono proteggere il prodotto, resistere durante il trasporto, evitare perdite e consentire un utilizzo sicuro. A queste funzioni si affianca una richiesta sempre più importante: ridurre l’impatto ambientale dell’imballaggio lungo tutto il suo ciclo di vita.
Il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, conosciuto come PPWR, porta questa esigenza al centro della progettazione. La direzione è chiara: limitare il consumo di materie prime vergini, migliorare la riciclabilità, ridurre gli imballaggi superflui e favorire riutilizzo e ricarica. Per produttori, distributori e imprese di pulizia, il cambiamento riguarda quindi l’intero sistema con cui i prodotti vengono confezionati, consegnati e utilizzati.
Ripensare la confezione nel suo insieme
La riciclabilità non dipende soltanto dal materiale principale del contenitore. Anche tappi, etichette, adesivi, coloranti e componenti multimateriale possono influenzare la possibilità di recuperare correttamente una confezione. Diventa quindi sempre più importante valutare l’imballaggio nel suo complesso e lavorare insieme ai fornitori sulle caratteristiche di ogni elemento.
Lo stesso vale per la riduzione del materiale e l’impiego di plastica riciclata. Nel settore professionale, alleggerire una tanica deve accompagnarsi alla verifica della sua resistenza, mentre l’utilizzo di materia prima seconda richiede attenzione alla compatibilità con detergenti, disinfettanti e formulazioni concentrate. Efficienza ambientale e sicurezza devono procedere insieme.
Concentrati e ricariche, il valore del sistema
Il cleaning dispone già di soluzioni che possono contribuire a questa trasformazione: detergenti superconcentrati, dosaggio controllato, contenitori durevoli e sistemi di refill permettono di ridurre il packaging necessario per ogni litro di soluzione utilizzata.
Una pouch, una cartuccia o una monodose, tuttavia, non sono automaticamente sostenibili perché impiegano meno materiale. Occorre considerarne composizione, riciclabilità, modalità d’uso e fine vita. La valutazione si allarga così dalla singola confezione al funzionamento dell’intero sistema.
Anche per chi acquista prodotti professionali cambiano i parametri di confronto. Al prezzo per litro si affiancano la quantità di rifiuti generati, lo spazio occupato in magazzino, la frequenza delle consegne e le possibilità di riutilizzo. La progettazione del packaging può quindi contribuire sia alla sostenibilità sia all’efficienza operativa.
Quali obblighi introduce il PPWR e con quali scadenze? Come cambiano documentazione, etichettatura e responsabilità lungo la filiera?
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