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Codice Appalti: il grido d’allarme del Facility Management italiano

Il settore dei servizi italiani, che conta oltre 45.000 imprese e un milione di lavoratori, ha lanciato un appello al Governo: senza una modifica urgente al Codice degli Appalti, sono a rischio attività vitali per il Paese, dalla sanificazione degli ospedali alla gestione delle mense scolastiche, dalla sicurezza nei luoghi pubblici fino alla fornitura di dispositivi medici.

Durante una conferenza stampa tenutasi a Montecitorio, la neonata Consulta dei Servizi – che riunisce 18 associazioni e 3 rappresentanze di filiera – ha presentato il Manifesto dell’Economia dei Servizi. Le imprese chiedono maggiore equità normativa rispetto al settore dei lavori pubblici e l’introduzione di un sistema strutturato di revisione prezzi nei contratti di appalto. Il rischio, senza interventi, è la paralisi di servizi pubblici fondamentali.

Un settore che tiene in piedi il Paese

Come sottolineato da Andrea Laguardia (Lega Coop), il settore dei servizi genera un valore produttivo di 70 miliardi l’anno. Eppure, negli ultimi anni, le imprese hanno dovuto fronteggiare aumenti incontrollati dei costi energetici e delle materie prime senza adeguati meccanismi di compensazione economica. Questa situazione, giudicata “insostenibile”, sta minando la possibilità di rinnovare contratti collettivi e tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori.

Le richieste sono chiare: riequilibrio contrattuale, sistemi obbligatori di revisione prezzi, maggiore rappresentanza istituzionale per il comparto. Una proposta già avanzata è quella di abbassare dal 5% al 3% la soglia per attivare la revisione, garantendo comunque stabilità economica per le stazioni appaltanti.

Nasce l’intergruppo parlamentare per i servizi

Tra i segnali positivi emersi vi è la nascita dell’Intergruppo parlamentare per gli appalti nei servizi, sostenuto da deputati di maggioranza e opposizione. L’iniziativa mira a creare un canale di confronto stabile con le istituzioni e promuovere una normativa più inclusiva. Come ribadito dall’On. Erica Mazzetti, relatrice del Codice Appalti, l’obiettivo è costruire un sistema che riconosca le specificità dei servizi rispetto ai lavori pubblici, favorendo meccanismi di aggiustamento più agili per i contratti continuativi.

Senza riequilibrio, a rischio i servizi essenziali

Il Codice Appalti, così com’è oggi, rischia di penalizzare un comparto strategico. Come dichiarato da Massimo Stronati (Confcooperative), la connessione tra appalto e contratto collettivo nazionale di lavoro va tradotta in tariffe adeguate e strumenti di revisione davvero operativi. Altrimenti si rischiano tagli, irregolarità e un progressivo indebolimento della qualità dei servizi pubblici.

Le proposte della Consulta non richiedono maggiori spese pubbliche, ma una riorganizzazione delle risorse già previste. L’impatto positivo sarebbe notevole: si eviterebbero interruzioni di servizi fondamentali e si garantirebbe continuità lavorativa per centinaia di migliaia di operatori.

Il messaggio è forte e chiaro: senza servizi, l’Italia si ferma. Ed è proprio dai servizi che il Paese può ripartire, ma solo se verrà assicurata loro una normativa giusta, moderna e sostenibile.

Maurizio Pedrini

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