Regole per la gestione dei rifiuti
Il legislatore ha recentemente definito una nuova norma che modifica il Testo Unico Ambientale e amplia le responsabilità delle imprese, introducendo pene più severe, nuove aggravanti e un sistema di tracciabilità più rigido
L’8 ottobre 2025 segna un passaggio importante per tutto il sistema produttivo italiano: entra infatti in vigore la Legge 3 ottobre 2025, n. 147, che converte con modifiche il Decreto Legge 116/2025 “disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti per la bonifica dell’area denominata Terra dei fuochi, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi”. L’intento è quello di rafforzare la lotta contro l’abbandono dei rifiuti e la gestione irregolare, ma, come spesso accade, avrà effetti profondi anche su settori che, a prima vista, non sembrerebbero in prima linea in questo ambito. Tra questi, il cleaning professionale è sicuramente uno dei più coinvolti. Dietro a ogni intervento di pulizia industriale, sanificazione, manutenzione o gestione ambientale, si nasconde infatti una parte delicata e spesso sottovalutata del lavoro: la gestione dei rifiuti prodotti dalle attività di servizio. Con l’arrivo della Legge 3/2025, ogni errore, omissione o superficialità può trasformarsi in un problema serio, non solo amministrativo, ma anche penale. La nuova legge infatti modifica in profondità il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) e rafforza le responsabilità penali previste dal D.Lgs. 231/2001.
Le sanzioni per l’abbandono e il deposito incontrollato dei rifiuti sono state inasprite: per i rifiuti non pericolosi, l’ammenda sale fino a 18.000 euro, mentre nei casi più gravi è previsto l’arresto fino a cinque anni. Se il fatto è commesso nell’ambito di un’attività d’impresa, la pena aumenta di un terzo, invece per i rifiuti pericolosi si può arrivare fino a sei anni e sei mesi di reclusione. Anche la sospensione della patente, il fermo amministrativo dei veicoli e la confisca dei mezzi diventano strumenti sanzionatori ordinari. Altrettanto incisivi sono gli interventi in materia di gestione non autorizzata, discariche abusive e combustione illecita. In tutti questi casi, le pene crescono e le autorità potranno intervenire più rapidamente. Ma la vera svolta è nella responsabilità estesa delle imprese: l’azienda non potrà più invocare la buona fede o la colpa del singolo operatore. Se manca un sistema organizzato di controlli, formazione e tracciabilità, la responsabilità potrà ricadere anche sull’ente nel suo complesso.
Cleaning produttore di rifiuti
Per capire l’impatto della Legge 3/2025 sul settore del cleaning, bisogna ricordare che ogni impresa di pulizia è anche, di fatto, un produttore di rifiuti. Che si tratti di residui di detergenti, panni impregnati di sostanze chimiche, fanghi da lavaggi industriali, sacchetti di aspirazione, materiali assorbenti o imballaggi contaminati, si parla a tutti gli effetti di rifiuti speciali. Alcuni di essi, per le loro caratteristiche, rientrano persino nella categoria dei rifiuti pericolosi. Questo significa che l’impresa deve identificarli, classificarli, registrarli e conferirli correttamente a soggetti autorizzati. Con la nuova legge, qualsiasi errore in queste fasi – anche un modulo incompleto o un codice EER sbagliato – può costare caro. Le autorità potranno considerare certe irregolarità non più come semplici violazioni amministrative, ma come veri e propri reati ambientali. Questo passaggio non è solo tecnico, ma anche culturale. Le imprese che finora si sono affidate a procedure standard o a pratiche consolidate dovranno rivedere completamente il modo di gestire il flusso dei rifiuti, dall’origine al destino finale.
La compliance diventa obbligatoria
Uno dei punti più sensibili riguarda la tracciabilità. La Legge 3/2025 rafforza gli obblighi legati ai registri di carico e scarico, ai formulari di identificazione dei rifiuti (FIR) e all’utilizzo del Registro Elettronico Nazionale (RENTRI). Ogni passaggio – dalla produzione al trasporto, fino al conferimento all’impianto finale – deve essere documentato con precisione e aggiornato nei tempi stabiliti. Per un’impresa di pulizia, questo significa che ogni intervento deve essere tracciato anche dal punto di vista dei materiali di scarto. Non basta più “portarli via, serve sapere dove vanno, a chi vengono consegnati, con quali autorizzazioni, e conservare la prova digitale di ogni fase. Le sanzioni per errori o mancanze formali – per esempio un formulario incompleto o una trasmissione tardiva al RENTRI – sono state irrigidite, e in certi casi si può configurare addirittura una responsabilità penale personale per il titolare o per il responsabile ambientale dell’impresa. Un altro aspetto da considerare, in questo senso, riguarda i rapporti con i trasportatori e gli impianti di smaltimento. Molte imprese di pulizia si appoggiano a partner esterni per il conferimento dei rifiuti, ma con la nuova normativa la responsabilità non si delega più. Se il trasportatore non è iscritto all’Albo Gestori Ambientali o l’impianto ricevente non è autorizzato, anche la ditta di cleaning risponde in solido. È quindi indispensabile inserire nei contratti clausole di conformità, controllare la validità delle iscrizioni, e prevedere audit periodici. La stessa logica vale per i subappalti: l’appaltatore principale deve garantire che l’intera filiera rispetti la normativa, pena sanzioni e, nei casi più gravi, sospensione dell’attività. Una delle novità più discusse della Legge è la possibilità di accertare violazioni tramite immagini o video. Questo vale non solo per i cittadini, ma anche per le imprese. Se, ad esempio, un operatore del cleaning viene ripreso mentre abbandona sacchi di rifiuti o svuota residui in aree non autorizzate, la sanzione può ricadere direttamente sull’azienda, che dovrà dimostrare di aver adottato procedure di prevenzione e controllo. Diventa quindi strategico dotarsi di sistemi interni di monitoraggio e di formazione del personale, per garantire comportamenti corretti anche fuori sede. Ogni dipendente è un rappresentante dell’impresa e, nella logica del D.Lgs. 231/200, ogni sua condotta può avere effetti diretti sull’ente.
La prospettiva del D.Lgs. 231/2001
La nuova Legge amplifica la portata della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: le imprese di pulizia che non dispongono di un modello di gestione e controllo adeguato rischiano sanzioni elevate, interdittive e perfino la sospensione dell’attività. Aggiornare il modello significa mappare i rischi ambientali, definire procedure interne, individuare figure responsabili, istituire un organismo di vigilanza e introdurre protocolli per la gestione dei rifiuti. È un investimento, ma oggi è anche una forma di tutela: dimostrare di aver adottato misure preventive può escludere o attenuare la responsabilità dell’impresa. Per il cleaning professionale, questa Legge rappresenta una sorta di test. Le imprese dovranno abituarsi a considerare la gestione dei rifiuti non come una fase accessoria del servizio, ma come una componente strategica e regolata da norme precise. Chi opera in contesti complessi – ospedali, industrie chimiche, grandi infrastrutture – dovrà dedicare risorse specifiche alla compliance ambientale, pena rischi economici e reputazionali pesanti. Il salto culturale è netto. L’attenzione alla sostenibilità e alla legalità ambientale diventa un elemento distintivo del servizio, un valore competitivo e un requisito per lavorare con enti pubblici o grandi committenti. Chi saprà investire in formazione, digitalizzazione e tracciabilità potrà presentarsi sul mercato come partner affidabile e “compliant”.





