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La doppia esposizione

Sicurezza degli operatori e tutela dei fruitori negli ambienti professionali: il quadro normativo e le responsabilità reali

Chi pulisce rischia. Ma la catena del rischio non termina quando l’operatore chiude il carrello: pazienti, clienti di hotel, commensali, bambini a scuola abitano spazi trattati con prodotti chimici. Se il processo non è stato condotto correttamente, dosaggi sbagliati, risciacqui insufficienti, tempi di contatto non rispettati, il rischio si trasferisce silenziosamente da chi pulisce a chi usa lo spazio.

I dati INAIL fotografano una realtà nota al settore: le malattie della pelle sono tra le più frequenti patologie professionali nel comparto pulizie, soprattutto tra le lavoratrici giovani, con dermatiti irritative e allergiche legate al contatto con detergenti e disinfettanti. Nel sanitario si aggiunge la sovrapposizione tra rischio chimico e biologico; nell’Horeca, dermatiti e patologie respiratorie si affiancano ai disturbi muscolo-scheletrici.

Il rischio chimico entra nell’organismo attraverso quattro vie: inalazione, contatto cutaneo, ingestione e assorbimento attraverso ferite. Conoscerle è il presupposto per scegliere correttamente i DPI e organizzare il lavoro in sicurezza.

Il quadro normativo è articolato: il D.Lgs. 81/2008 impone valutazione del rischio chimico, sostituzione delle sostanze più pericolose dove possibile, formazione e sorveglianza sanitaria. Il Regolamento CLP comunica il pericolo tramite etichetta, mentre la Scheda Dati di Sicurezza (SDS) indica DPI e valori limite di esposizione. Dal 1° gennaio 2025 le SDS delle miscele pericolose devono riportare il codice UFI, collegato alla notifica PCN presso l’ECHA per i Centri Antiveleni. I CAM 2021 prescrivono inoltre sistemi di dosaggio per i concentrati e formazione “green” degli addetti.

Sul fronte della sicurezza dei fruitori, negli ospedali la qualità della sanificazione incide direttamente sulle Infezioni Correlate all’Assistenza; nell’Horeca, il Regolamento HACCP impone l’uso di prodotti autorizzati per le superfici a contatto con gli alimenti. Anche in hotel, uffici e centri commerciali, rispetto dei tempi di attesa e ventilazione degli ambienti trattati devono rientrare nelle procedure operative standard.

La formazione continua resta la misura di prevenzione più efficace, tanto più in un settore segnato da alta rotazione del personale. Le responsabilità si distribuiscono lungo tutta la filiera: dal produttore (che dal 2026 dovrà anche predisporre il Digital Product Passport) al distributore, dal datore di lavoro dell’impresa di cleaning fino al committente del servizio, mai esente da responsabilità di verifica.

CRISTINA CARDINALI

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