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L’aria negli ambienti scolastici

La semplice adozione di norme comportamentali anti contagio non è sufficiente per tutte quelle attività che si svolgono in luoghi chiusi, dove è più difficile garantire un elevato livello di qualità dell'aria

Francesca Leone

Gli ambienti scolastici, nelle loro attuali condizioni, sono a tutti gli effetti luoghi insalubri. Il ricambio dell’aria è tuttora affidato all’apertura delle finestre e per essere efficace, tra una lezione e l’altra servirebbe aprirle per almeno 15 minuti, ma in inverno ciò significa introdurre aria esterna con temperature tra 0 e 10 gradi. 

La soluzione più efficace, seppure dibattuta, per garantire una buona qualità dell’ambiente interno, utile a contrastare il rischio di contagio è quella dell’installazione di impianti di ventilazione meccanica. Sistemi che consentirebbero di affrontare il problema alla base e che potrebbero anche essere visti come un punto di partenza per una necessaria riqualificazione delle strutture scolastiche.

Negli ultimi tempi i criteri progettuali degli impianti HVAC hanno subito una notevole evoluzione, non solo in riferimento ad applicazioni ormai consuete, quali quelle relative all’ambito sanitario, ma anche in ambiti finora poco abituali, quale quello dell’edilizia scolastica.

“L’esperienza e le evidenze recenti, dovute alla pandemia da Covid-19, mettono in luce che l’apporto di aria esterna con la ventilazione non solo migliora la qualità dell’ambiente interno, ma può migliorare le condizioni igieniche e portare benefici alla salute, riducendo con la diluizione e la filtrazione la quantità di contaminanti presente in ambiente”, ha dichiarato Filippo Busato, presidente di AiCARR.  “La ventilazione è tanto più necessaria quanto più affollati sono gli ambienti. Gli unici locali ad elevato affollamento privi, nella maggior parte, di impianti di ventilazione sono proprio quelli delle scuole esistenti.  Per questo motivo, è quanto mai indispensabile provvedere alla modernizzazione delle scuole italiane che non sono provviste di impianti di ventilazione meccanica adatti al miglioramento della qualità dell’aria.”

Per l’ingegnere meccanico Luca Pauletti, membro della consulta industriale di Aicarr, in un luogo chiuso, se manca il ricambio dell’aria si rischia, in presenza di persone asintomatiche o con altre patologie, di propagare questa carica infettante di virus o batteri. La scuola pubblica sembra essere rimasta volutamente immune dalle soluzioni impiantistiche che da decenni rappresentano la consuetudine in molti altri luoghi ad elevato affollamento quali centri commerciali, supermercati, ospedali, cinema, sale conferenze, uffici… 

Una soluzione percorribile

Gli Ordini degli Ingegneri della Lombardia, attraverso la propria Commissione Impianti, continuano nel percorso di approfondimento relativamente agli impianti di climatizzazione e ventilazione meccanica degli ambienti confinati. In particolare, si sono analizzate le proposte delle soluzioni impiantistiche per ridurre il rischio del contagio dai virus (in particolar modo virus SARS-CoV-2) negli edifici scolastici. Tali soluzioni sono state verificate sotto il profilo costi/benefici.

Come è stato ribadito più volte dalle autorità sanitarie, l’aria esterna può essere considerata “pulita” in relazione al virus. Pertanto effettuare un efficace rinnovo (o ricambio) dell’aria nei locali interni, aspirando quella “possibilmente infetta” degli ambienti e sostituendola con quella prelevata dall’ambiente esterno, ha un effetto molto positivo nella riduzione delle probabilità di diffusione del contagio. 

Una possibile soluzione per il contenimento del contagio potrebbe essere l’installazione di macchine per la ventilazione meccanica controllata nelle aule, che permetterebbero di aumentare e rendere più preciso il ricambio dell’aria nelle classi. Il sistema è oramai ben conosciuto e collaudato in ambito residenziale, pertanto non vi sarebbero problematiche di interazione con una tecnologia poco conosciuta e l’esborso economico sarebbe contenuto. Inoltre si avrebbero ulteriori effetti positivi come un efficace ricambio dell’aria interna in inverno quando il rinnovo dovrebbe essere fatto mediante l’apertura delle finestre.

La riqualificazione energetica consente l’installazione di impianti di ventilazione per portate di almeno 25-27 mc/(h persona). In quest’ottica sarebbero da incentivare le riqualificazioni NZEB (e le costruzioni del nuovo), che consentono portate adeguate alle prescrizioni della UNI 10339. Se nelle riqualificazioni, in presenza di vincoli tecnici importanti, è possibile operare con apparecchiature simili alle unità per residenziale, nelle singole aule, nelle riqualificazioni più importanti e nel nuovo si può operare con uno o più impianti centralizzati. L’investimento per gli impianti di ventilazione risulterebbe utile non soltanto in questo momento contingente, ma potrebbe essere utile anche al mantenimento di una migliore qualità dell’aria nelle classi una volta terminata la pandemia, riducendo eventuali contagi di altri virus come quelli dell’influenza e ottenendo un maggior controllo del tasso di CO2 in ambiente.

 

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