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Sicurezza, una norma in risposta alla pandemia

La prassi UNI/PdR 87:2020 costituisce un importante punto di riferimento per il datore di lavoro e per tutti i soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro

a cura di Francesca Leone

Per gestire al meglio i fondamentali aspetti riguardanti la tutela dei lavoratori e la loro incolumità sull’ambiente di lavoro, l’Ente Italiano di Normazione (UNI), di concerto con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), ha pubblicato la prassi di riferimento UNI/PdR 87:2020 “Servizio prevenzione e protezione – Attività tipiche del servizio di prevenzione e protezione così come previsto dall’art. 33 del D.Lgs. 81/2008”. La prassi fornisce a coloro che, in un ambiente di lavoro, sono coinvolti nella gestione della salute e sicurezza, gli strumenti necessari a svolgere al meglio il loro compito. Questo punto di riferimento normativo, partendo dal D.Lgs 81/2008, prende in esame tutti i compiti generali del servizio di prevenzione, quindi attività di tipo tecnico, gestionale, organizzativo e relazionale indispensabili perché le azioni di prevenzione all’interno dell’organizzazione siano efficaci ed efficienti. Queste attività possono essere rappresentate dalle visite degli ambienti di lavoro e delle macchine e attrezzature, dall’analisi dei documenti aziendali, dalla progettazione e realizzazione degli interventi informativi e formativi, dall’impostazione del processo valutativo, dalla redazione del documento di valutazione dei rischi, dall’interazione con i soggetti dell’organizzazione aziendale e relazioni con i soggetti pubblici. Tutte queste attività devono essere parametrate alle dimensioni e alla complessità dell’azienda, oltre che alla tipologia dei rischi presenti in essa.

Struttura della prassi

Nella prima parte vengono individuate le aree di intervento, le attività tipiche e i compiti relativi al Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), mentre nella seconda queste attività vengono organizzate in modo strutturato, in modo che possano essere sistematizzate in modo efficace. In una prima fase di pianificazione, vengono individuati gli ambiti di intervento e delle attività che dovranno essere svolte dopo aver analizzato il contesto organizzativo. Successivamente, vengono attuate le misure pianificate in precedenza, effettuando i controlli operativi sulle misure di prevenzione e protezione. L’ultima fase dell’azione consiste nell’identificare, sulla base degli esiti delle verifiche, le azioni correttive da intraprendere per riscontrare dei miglioramenti. Questo approccio permette di gestire le attività di protezione e prevenzione ottimizzando tempi, costi e prestazioni, creando valore aggiunto per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Il Responsabile del Servizio di prevenzione

Per via dell’attuale emergenza sanitaria, questa figura riveste oggi e rivestirà in futuro ancora più importanza. Secondo Gaetano Fede, Consigliere CNI con Delega alla sicurezza e responsabile della Prassi, essa rappresenta “una svolta epocale nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro. Le attività del Responsabile del Servizi di prevenzione e protezione vengono per la prima volta ordinate ed elencate in un documento unico, che certamente produrrà una migliore gestione della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro, sia da parte dei tecnici che da parte delle aziende”. L’attuale prassi è stata sviluppata anche per rispondere al meglio a questi principi. Come spiega il Presidente UNI, Piero Torretta, la normazione UNI ha il compito di elaborare norme tecniche per la sicurezza di prodotti, processi servizi. In questi anni gli interventi della normazione in materia sono stati diversi, dalla UNI ISO 45001 che ne definisce l’assetto nazionale e internazionale, alla UNI 11751:2019 sulla asseverazione dei SGSL da parte degli organismi paritetici. In questo contesto si innesta la PdR 87:2020, fornendo una linea di indirizzo che assicura la tutela della sicurezza dei lavoratori.

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