Zanzara tigre, il nuovo metodo naturale ENEA riduce del 90% la riproduzione
ENEA, Debug (Google) e Sapienza testano in Italia una tecnica biologica contro la zanzara tigre: -88% nella capacità riproduttiva, senza insetticidi. Come funziona

Un progetto di ricerca condotto in Italia sta aprendo una strada alternativa alla lotta chimica contro la zanzara tigre. Per la prima volta in Europa, un metodo di controllo biologico sviluppato da ENEA è stato testato su larga scala, con risultati che parlano di una riduzione dell’88% nella capacità della popolazione di zanzare di produrre uova fertili in grado di superare l’inverno.
Il progetto
La sperimentazione, condotta al Centro Ricerche ENEA della Casaccia, alle porte di Roma, nasce da una collaborazione tra ENEA, Google LLC (attraverso il progetto Debug) e Sapienza Università di Roma. L’area scelta per il test, circa 53 ettari, è stata selezionata proprio perché rappresentativa dei contesti periurbani tipici del Centro Italia.
Tra luglio e ottobre 2025 sono stati rilasciati sul campo circa 1,6 milioni di maschi di zanzara tigre “modificati” secondo un principio tutto naturale, senza l’uso di sostanze chimiche o organismi estranei all’ambiente.
Come funziona la tecnica
Il metodo si chiama Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT) e sfrutta un meccanismo biologico già presente in natura. Alla base c’è Wolbachia, un batterio innocuo che vive in simbiosi con moltissime specie di insetti.
Il principio è semplice: i ricercatori hanno “trasferito” nella zanzara tigre un ceppo di Wolbachia diverso da quello che possiede naturalmente, prendendolo da un’altra specie di zanzara. Quando i maschi che portano questo nuovo ceppo si accoppiano con le femmine selvatiche (che hanno il ceppo originale), le uova prodotte non si schiudono: risultano sterili.
Rilasciando un numero sufficientemente alto di questi maschi “incompatibili”, si riesce a spingere verso il basso la capacità riproduttiva dell’intera popolazione locale, senza bisogno di insetticidi. Un dettaglio importante: sono i maschi a essere rilasciati, e i maschi delle zanzare non pungono, quindi non c’è alcun rischio diretto per le persone.
Perché conta per la salute pubblica
La zanzara tigre (Aedes albopictus) non è solo una fonte di fastidio nelle sere d’estate: può veicolare virus come dengue, chikungunya e Zika, malattie tipicamente tropicali che, complici i cambiamenti climatici, si stanno affacciando con sempre più casi anche in Europa.
Ridurre stabilmente la popolazione di questi insetti significa quindi anche abbassare il rischio di trasmissione di queste malattie, specialmente nelle aree urbane e periurbane più esposte.
I numeri del test
Il monitoraggio, effettuato con trappole per uova e per adulti, ha confrontato l’area trattata con i dati dell’anno precedente e con una zona di controllo non trattata, seguita da Sapienza Università di Roma. Il dato più significativo riguarda una soglia di riferimento usata come “campanello d’allarme” per il rischio epidemiologico: 100 uova per trappola. Nell’area trattata da ENEA, questa soglia è stata superata solo in 2 rilevamenti su 16, contro i 12 su 16 registrati nell’area di controllo.
Cosa succede ora: la sperimentazione continua nel 2026
La sperimentazione, considerata dal team di ricerca un risultato di rilievo a livello europeo, proseguirà anche nel 2026, con rilasci anticipati all’inizio della stagione riproduttiva e dosaggi più alti, per verificare se l’effetto positivo osservato può essere ulteriormente amplificato. Il metodo, già raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una delle strategie più sicure ed efficaci contro le malattie trasmesse da zanzare, potrebbe in futuro estendersi ad altri contesti urbani italiani.





