Piccioni urbani: perché la pulizia non basta più
La gestione del guano richiede un approccio che unisca cleaning professionale, monitoraggio e pest management. Uno studio condotto a Brno offre nuovi spunti sul rapporto tra presenza dei piccioni e igiene ambientale

La scena è familiare in quasi tutte le città: cornicioni, piazze, stazioni, sottopassi, edifici storici e strutture pubbliche utilizzati dai piccioni come luoghi di sosta e nidificazione. Dove la presenza degli animali diventa consistente, altrettanto evidente diventa l’accumulo di guano. La prima risposta è quasi sempre la stessa: pulire. Ma è davvero sufficiente?
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Veterinary Microbiology suggerisce che la questione dovrebbe essere affrontata in maniera più ampia. Lo studio ha analizzato la presenza e la distribuzione di alcuni microrganismi potenzialmente patogeni associati ai piccioni urbani. I risultati non misurano direttamente il rischio di infezione per la popolazione, ma confermano quanto la gestione delle colonie e dei loro escrementi debba essere considerata anche nell’ambito dell’igiene ambientale.
La ricerca è stata condotta a Brno, nella Repubblica Ceca. Tra settembre e novembre 2024 i ricercatori hanno raccolto feci fresche di piccione in 35 siti distribuiti nei diversi distretti cittadini. In totale sono stati esaminati 175 campioni aggregati, corrispondenti a 875 singole deiezioni. Chlamydia psittaci è risultata la più frequente tra i microrganismi ricercati, con una positività del 20,6% dei campioni. Il dato identifica la presenza di materiale genetico nelle feci, senza dimostrare che una deiezione comporti automaticamente la trasmissione di una malattia all’uomo.
Particolarmente interessante è la distribuzione dei campioni positivi: l’analisi geografica ha evidenziato concentrazioni significative soprattutto nelle aree urbane più densamente popolate. Un aspetto rilevante per cleaning, pest management e facility management: se colonie e aree presentano caratteristiche differenti, una gestione uniforme del territorio potrebbe non essere la soluzione più efficace.
Monitorare le popolazioni, individuare i punti di maggiore concentrazione e seguirne l’evoluzione può aiutare a programmare interventi più mirati. Occorre comprendere perché i piccioni continuino a concentrarsi in determinate aree e come ridurre la possibilità che il problema si ripresenti. Rimuovere periodicamente il guano senza intervenire sulle condizioni che favoriscono la presenza degli animali significa, infatti, agire sull’effetto lasciando invariata la causa.
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CRISTINA GUALDONI






